Riforme, i contrappesi ci sono. Basta saper contare

Tutte le opposizioni affermano ossessivamente che la riforma costituzionale, combinata con l’Italicum, potrebbe dare un potere assoluto a un partito che ottenga anche solo il 25% dei voti e vinca il ballottaggio.

Secondo questa tesi, il partito vincente potrebbe eleggere da solo cinque giudici della corte, il Presidente della Repubblica, e quindi indirettamente anche i giudici costituzionali.

Verrebbero quindi a mancare i necessari contrappesi ai poteri del governo e della maggioranza.

E’ un’analisi completamente sbagliata.

Con la riforma, infatti, per eleggere il presidente della Repubblica serviranno tre quinti dei votanti, ossia 438 voti da 630 deputati e 100 senatori.

Al vincitore del ballottaggio, cui andranno 340 deputati, per eleggere il Presidente della Repubblica serviranno quindi almeno 98 senatori su 100, ed è impossibile che siano del suo partito.

Non è vero quindi che il suddetto partito del 25% potrà eleggere da solo un presidente amico al quale far eleggere giudici costituzionali e membri del CSM amico.

E’ una assoluta distorsione della realtà. Per capirlo basta saper contare. In queste riforme i contrappesi ci sono.