Banche, Sì alla commissione d’inchiesta per accertare le responsabilità

La mozione che discutiamo oggi pone l’attenzione sul tema delle banche, che costituirà oggetto probabilmente del dibattito politico anche in buona parte di quest’anno, come è stato l’anno scorso.

È un tema ovviamente fondamentale, sul quale, come su tutti i temi che coinvolgono anche l’Europa, sarebbe ed è auspicabile, come è stato detto già dal collega che mi ha preceduto, che ci sia una condivisione degli interventi e degli obiettivi e che si eviti e si cerchi di evitare una continua polemica su quello che è accaduto, anche perché il problema bancario italiano non nasce oggi, non nasce ieri, non nasce neanche tre anni fa: la crisi delle nostre banche è all’attenzione dell’Europa e del nostro Paese purtroppo da molti anni ed è indubbio che, se alcuni interventi che sono arrivati in quest’ultimo anno e in questi ultimi mesi sono stati e possono anche essere considerati in qualche caso tardivi, sono sicuramente tardivi anche rispetto a quello che hanno fatto Governi condotti da chi oggi presenta la mozione, perché già nel 2012 si parlava di sottocapitalizzazione delle banche e di problema dei crediti in sofferenza e allora si diceva che non c’era alcun problema. Quindi cerchiamo di ripartire da oggi e di non iniziare con discussioni che vanno nella direzione del «di chi è la colpa», chi ha fatto questo e chi non ha fatto quest’altro.

Bisogna arrivare a discutere in Europa in maniera seria del tema del bail in e su questo concordo con quello che c’è scritto nella mozione, ma ripeto in maniera seria: il gruppo di Civici e Innovatori, di cui faccio parte, ha sempre sostenuto che, con dei correttivi, il principio per il quale le conseguenze delle crisi bancarie e in generale delle crisi aziendali vadano prima su chi ha investito nella società e poi sulle tasche dei contribuenti sia un principio fondamentale.

Dopodiché, poi, occorre tutelare chi è stato imbrogliato, come è il caso di chi ha acquistato dalle banche italiane obbligazioni subordinate e non avrebbe dovuto ricevere nemmeno l’offerta di comprarle, perché questo è quello di cui stiamo parlando.

Pertanto, dal nostro punto di vista, l’intervento statale che vedremo su Monte Paschi e vedremo anche sulle altre banche è l’extrema ratio, un’extrema ratio che nasce dal fatto che il Monte dei Paschi è in una condizione di particolare difficoltà, che è giusto per ragioni sistemiche intervenire, che è giusto ricapitalizzare, ovequesto risulti necessario, altre banche, ma sempre gestendo il denaro pubblico con la massima attenzione e tutelando il risparmio dove i principi costituzionali di cui all’articolo 47, ma anche di libera iniziativa privata e di assunzione del rischio lo richiedono e lo consentono, perché la situazione di un esperto investitore che ha comprato obbligazioni subordinate di Monte Paschi o delle quattro banche, a rischio di perdere il denaro, perché sapeva cosa era un’obbligazione subordinata e ne ha tratto magari lauti interessi per molti anni, è molto diversa dalla situazione in cui una persona totalmente inesperta si è vista offrire un’obbligazione subordinata come se fosse un investimento o il deposito sul conto corrente.

Questa è una differenziazione che esiste in qualsiasi economia di mercato liberale, anche se oggi il termine liberale, in questi ultimi due giorni, sta assumendo connotazioni originali, però in qualsiasi sistema di economia di mercato l’assunzione del rischio è la base dell’investimento e sentir dire, a partiti che si rifanno diciamo a ispirazioni liberali, quantomeno a parole, che bisogna tutelare tutti indistintamente, è abbastanza sorprendente, perché è l’opposto di quello che un sistema di economia di mercato e liberale prevede.

Quello che si deve prevedere è di risarcire chi è stato truffato ed è quello che il Governo sta cercando di fare e ha cercato e ha fatto nel caso delle quattro banche, ma questo deve essere l’obiettivo, così come nella gestione del denaro pubblico alcuni interventi credo siano opportuni e diciamo molto, molto importanti e spero che con gli emendamenti già al Senato il testo del decreto possa raccogliere questi interventi.

Ne cito un paio: uno è prevedere che, dove è stato investito denaro pubblico, l’azione di responsabilità contro gli amministratori che hanno causato il danno possa essere portata avanti per conto della società su iniziativa dello Stato, anche dove l’assemblea della società ha deliberato di non avviarla (non cito i casi concreti ma li conosciamo tutti), perché è assurdo che la società non chieda risarcimenti in situazioni nelle quali è evidente che questo debba essere fatto ed è giusto che lo Stato, se mette i soldi ai contribuenti, possa avviare queste azioni.

Poi credo che sia importante regolamentare, come è stato fatto negli Stati Uniti con il TARP, con l’intervento sulle banche, i compensi degli amministratori, nel senso che chi gestisce banche nelle quali lo Stato ha messo dei soldi dovrebbe vedere qualsiasi bonus, incentivo, stock option azionaria e altri tipi di compensi di questo tipo legati all’andamento delle aziende. Non solo: dovrebbero essere liquidabili solo dopo che lo Stato è uscito e ha recuperato il suo investimento, perché i contribuenti mettono i loro soldi e non sarebbe giusto consentire che i benefici dell’andamento, magari positivo, della banca vadano prima in tasca degli amministratori e poi allo Stato che ha salvato la banca.

Ci sono dunque una serie di iniziative che dovrebbero essere prese, io credo meno nelle sanzioni penali, perché le sanzioni penali ci sono e anche qui devo dire qualcuna mancava, come quelle sul falso in bilancio, che sono molto rilevanti per le banche, molto rilevanti – qualcuno aveva pensato bene di abolirle, adesso sono state reintrodotte – ma le sanzioni penali, per come funziona il nostro sistema penale, non sono probabilmente le più efficaci.

Le norme più efficaci su questo sono quelle che da un lato consentono, ripeto, allo Stato e agli azionisti di avviare le azioni di responsabilità, quando danni ci sono stati a livello personale, e quelle che assicurano un migliore controllo. Sotto questo punto di vista – e concludo – credo che l’avvio della Commissione d’inchiesta che noi abbiamo a suo tempo richiesto, già da parecchio tempo, insieme ad altri gruppi, sia importante, perché tutta la storia del nostro sistema bancario degli ultimi anni merita di essere approfondita, per accertare le responsabilità delle aziende, degli amministratori, degli organismi di vigilanza, se responsabilità e comportamenti gravi ci sono stati, e per eliminare una continua polemica sul di chi era la colpa.

Credo che si debba avviare questa Commissione d’inchiesta. La proposta del presidente dell’ABI, Patuelli, sull’indicazione dei nomi dei debitori che non pagano va bene, ma credo che sia necessario un esame molto approfondito.