Banche, provvedimento necessario ma serviva più coraggio. Per questo il gruppo di Civici e Innovatori si astiene

Il provvedimento che oggi viene approvato è un provvedimento sicuramente condivisibile nelle sue linee essenziali. Sia la garanzia per le passività bancarie, sia la previsione degli interventi di liquidità di emergenza, che l’intervento statale diretto attraverso la sottoscrizione di capitale, sono misure non solo utili ma proprio necessarie, ed è abbastanza stupefacente sentire dire qui dentro che non servono a tutelare i risparmiatori, perché non si sa bene i risparmiatori di una banca, in carenza di capitale e potenzialmente a rischio, come si possano tutelare se non mettendoci dentro dei soldi.

Il video del mio intervento alla Camera dei Deputati

Si può criticare il modo, si possono discutere altri aspetti, ma dire che – come ho sentito dire prima all’onorevole Rampelli – che questo intervento è inutile per i risparmiatori, è abbastanza stupefacente. Sarebbe stupefacente se non fosse che il dibattito su questi argomenti è caratterizzato da un livello di superficialità, pressappochismo e demagogia, abbastanza oramai abituale, ma che è incredibile per temi di questo livello. Qualche esempio: ieri ho sentito dire dall’onorevole Meloni che era inaccettabile questo tipo di intervento e che il Parlamento avrebbe dovuto accettare un loro emendamento che vietava la distribuzione di dividendi da parte delle banche in cui è intervenuto lo Stato, il che è geniale considerando che l’azionista è lo Stato, quindi in questo modo lo Stato non avrebbe mai più recuperato i suoi soldi. Ho sentito dire da qualcuno che l’operazione sarebbe fatta senza un piano industriale. È esattamente il contrario, bastava leggere la legge, l’ha detto, credo, l’onorevole Marcon ieri. Manca un piano industriale ? È vero, però è una condizione per l’erogazione dei soldi, quindi ci sarà un piano industriale. Poi ho sentito dire dal MoVimento 5 Stelle: se saremo noi al Governo faremo un intervento diretto, ci sarà una banca di sviluppo e di investimento, ricapitalizzeremo tutto, nazionalizzeremo tutto. Sì, diciamo, previa uscita dall’Unione europea, perché sono tutti provvedimenti che, a disciplina vigente, determinerebbero l’applicazione della normativa sugli aiuti di Stato e un’immediata richiesta allo Stato, pena procedura d’infrazione, di chiedere i soldi indietro. Non solo, sarebbero nulle tutte le delibere di aumento di capitale, perché questa è la conseguenza della violazione degli aiuti di Stato. Quindi, è un’operazione che non si può fare nella situazione vigente. Dunque, sicuramente una volta che il MoVimento 5 Stelle avrà vinto le elezioni, sarà andato al Governo e sarà uscito dall’Unione europea, potrà fare quello che ha detto ieri, però oggi, se c’è necessita di un intervento, non si può fare. Poi abbiamo sentito dire che bisogna trattare nello stesso modo i risparmiatori del Monte Paschi e quelli delle altre quattro banche. Ancora una volta, l’ho sentito dire un po’ da tutti, anche da Forza Italia, che sa benissimo, come sanno benissimo tutti gli altri, che una cosa è una banca in risoluzione e una cosa è una banca che non è ancora insolvente. Per quelle insolventi non si può prevedere il risarcimento integrale, sempre perché ci sono discipline entrate in vigore precedentemente. Neanche a me piacciono, però io non le ho votate, ad esempio, al Parlamento europeo, come hanno fatto una serie di esponenti dell’opposizione, e dopo, quando una direttiva è in vigore, va rispettata, purtroppo.

  Quello che voglio dire è che le contestazioni di questo tipo sono semplicemente contestazioni che vanno benissimo qui dentro, per dire io sono quello che tutela i risparmiatori, con me le banche sarebbero sane, andrebbero bene, non ci sarebbero problemi. Poi ho sentito anche Forza Italia dire: fuori l’elenco dei debitori. Magari qualche anno fa sarebbe stato interessante vedere se avrebbe avuto la stessa posizione, come sulla contestazione sui conflitti d’interesse, che anche lì era abbastanza, come posso dire: comica.

  Però detto questo, detto che il provvedimento è positivo, e che le contestazioni che abbiamo sentito in quest’Aula da parte di una serie di rappresentanti dell’opposizione sono – ripeto – buone per una chiacchiera da bar o per una manifestazione per strada, ma per chi abbia soltanto letto le norme sono semplicemente delle assurdità, noi abbiamo delle riserve sul provvedimento che riguardano la questione degli amministratori.

  Tempo fa, in quest’Aula, è stata approvata una nostra mozione che prevedeva tre cose specifiche: che lo Stato potesse sempre esercitare l’azione di responsabilità nei confronti degli amministratori, nel caso di banche in cui lo Stato ha messo i soldi, che tutti gli accordi che prevedono remunerazioni e bonus all’uscita e i paracadute per gli amministratori diventassero inefficaci nel momento in cui entrava lo Stato e che per gli amministratori nuovi fosse previsto il meccanismo che è stato previsto negli Stati Uniti, quando è stata fatto l’intervento statale dopo Lehman Brothers, e cioè che gli amministratori ricevessero una componente variabile soltanto in una certa misura – noi abbiamo proposto un terzo –, che quel tipo di compenso fosse legato ad un triennio almeno di risultati e che fosse erogato soltanto dopo che lo Stato avesse recuperato il suo investimento.

  Ecco, questa mozione ha ottenuto il parere favorevole del Governo, è stata votata con un impegno del Governo ad adempierla ed erano tre punti molto specifici. Noi abbiamo predisposto degli emendamenti analoghi, li abbiamo fatti presentare al Senato, dove non siamo rappresentati, da due colleghi, dal senatore Orellana e dal senatore Davico, e – cosa che ci ha lasciato, devo dire, basiti – sono stati tutti respinti: quello sull’intervento, sull’azione di responsabilità contro gli amministratori, dicendo che era estraneo alla materia – ora, io francamente non so come possa essere estranea alla materia una disposizione che prevede il diritto dello Stato di promuovere l’azione di responsabilità contro gli amministratori precedenti della banca (questa era stata una delle argomentazioni su quel tema) – e sulle altre, dicendo che esiste già la disciplina europea e la disciplina italiana. Ed è verissimo, però quella disciplina prevede semplicemente dei criteri meno stringenti. Nel momento in cui quei criteri più stringenti hanno ottenuto il parere favorevole del Governo e l’impegno della Camera e il voto della Camera io, a distanza di dieci giorni, credo che sarebbe stato più giusto che il Governo li accettasse, perché erano principi semplici.

La disciplina vigente prevede, per le banche che hanno avuto gli interventi dello Stato, ad esempio la possibilità di avere un compenso variabile nella misura del 50 per cento, noi prevedevamo il 30– non è una grande differenza – oppure prevede la possibilità di dare quel compenso gli amministratori nel caso di giustificato motivo. Questo dice la disciplina europea. Ora, prevedere semplicemente che si introducessero dei requisiti più specifici non avrebbe costituito né violazione della norma europea né violazione delle norme italiane, le avrebbe semplicemente precisate e rese più severe. In un momento come questo, in cui sentiamo polemiche spesso strumentali basate su una visione sbagliata della normativa, senza neanche leggerla, e su un livello di ignoranza del sistema e del mercato bancario che noi stessi riscontriamo tutti i giorni, sarebbe stato un buon segnale da parte del Governo confermare il parere favorevole che era stato dato in Aula su quegli stessi elementi. Anche perché, se no, francamente, io credo che nella revisione del Regolamento sarebbe opportuno pensarci: votare una mozione in Aula diventa inutile, perché se passano due anni è una cosa, se passano poche settimane, diventa francamente inutile fare lo sforzo di scriverla, se ottiene il parere favorevole, viene votata e poi viene diciamo respinta nel giro di pochi giorni.

  Quindi, dal nostro punto di vista questo provvedimento è un provvedimento condivisibile nella sostanza e anche nei suoi aspetti tecnici. Abbiamo sentito una serie di contestazioni – ripeto, inutile tornarci – basate o sui sogni del «noi faremo questo, anche se ci sono norme europee, trattati, direttive, pazienza ! Tanto all’Italia si applicano, ma non quando governa il Movimento 5 Stelle» oppure «i risparmiatori non hanno bisogno di salvare la banca, perché se fallisce, pazienza !» Questo tipo di cose noi non le sosterremo mai. Ma il fatto di rispettare intanto la volontà del Parlamento, già espressa, e di introdurre norme più severe di quelle vigenti per situazioni gravi, che sono il risultato anche di problemi e di interferenze di carattere politico – perché sappiamo tutti come sono state gestite queste banche negli ultimi anni –, sarebbe stato un segnale molto positivo ed è per questo che su questo provvedimento il nostro gruppo esprimerà un voto di astensione.