Nella crisi servono Europeisti obiettivi, non euro-talebani

L’intervento di ieri da 750 miliardi della BCE dimostra due cose: la prima che solo con strumenti europei si può affrontare la crisi. La seconda che, anche in Europa, per far funzionare le cose contano le persone.
La BCE è arrivata buona ultima dopo la Bank of England e la FED non per un caso del destino, ma perché la Lagarde si è dimostrata, eufemisticamente, poco decisa. Ora sta recuperando, ma la disastrosa frase “non siamo qui per abbassare gli spread” da sola ha schiantato il mercato e reso questi interventi ancora più pesanti.
Se ne deve trarre una conclusione: una cosa è criticare l’UE come tale. Un’altra criticarne o magari attaccarne i rappresentanti quando fanno male.
Gridare: l’Europa non serve a niente è una fesseria. Tacciare di criptosovranismo chi attacca le decisioni sbagliate dei rappresentanti della BCE o dell’Eurogruppo (che poi sono gli stati) lo è pure di più. Perché sono costoro a danneggiare l’istituzione e a renderla impopolare se si dimostrano inadeguati, non certo chi glielo dice.
Non è che se uno attacca Conte, non ama l’Italia. E allora perché non posso dire che Draghi è stato un grande leader della BCE, mentre la Lagarde non lo è?
Eppure in molti ultraeuropeisti (come mi considero anche io) esiste un riflesso condizionato: se qualcuno esprime un giudizio negativo su un qualsiasi rappresentante delle istituzioni europee, e talvolta anche solo per qualche leader di paesi europei, la reazione immediata è subito “sei come Salvini”. È una posizione talebana che aiuta i sovranisti.
Ed è anzi importante che i più severi nel giudicare l’azione europea siano proprio gli europeisti più convinti, per non lasciare ai soli sovranisti il monopolio delle critiche anche quando sono giustificate.
L’integrità dell’UE è fondamentale, ma potrà essere preservata solo se chi ne guida le istituzioni sarà davvero all’altezza. E i partiti europeisti devono pungolarli costantemente.