La riforma costituzionale supera il bicameralismo perfetto? Se una riduzione del 96% vi pare poco…

Inizio oggi su questa pagina un esame “a puntate” della riforma costituzionale che spero possa servire a diffonderne meglio il contenuto e anche a sfatare alcuni miti portati avanti dai sostenitori del no.

Ho deciso di partire dal superamento del bicameralismo perfetto, che è uno dei cardini della riforma.

I sostenitori del No affermano spesso che il nuovo articolo 70 della Costituzione in realtà non consente di superare il bicameralismo, perché il Senato mantiene un’ampia competenza bicamerale.

Ovviamente nessuno si sogna di dire che con questa riforma il bicameralismo perfetto viene abolito del tutto. L’elenco delle leggi bicamerali contenuto nel nuovo articolo 70, infatti, non è breve. Io avrei preferito che fosse molto più breve (anzi, che venisse abolito il Senato).

Si tratta però di un elenco di leggi che hanno a che vedere con le regole del gioco e col funzionamento delle istituzioni, per loro stessa natura “una tantum”, o quasi. Sono infatti bicamerali:

  • leggi costituzionali
  • leggi di attuazione della Costituzione su alcune specifiche materie
  • leggi riguardanti l’ordinamento degli enti locali
  • leggi di principio sulle associazioni fra comuni
  • leggi sulla partecipazione a formare/attuare il diritto UE
  • leggi sulle prerogative dei senatori
  • legge elettorale per il Senato
  • leggi di ratifica dei trattati UE
  • leggi di attuazione del titolo V (specifiche leggi riguardanti regioni, enti locali).

Se si fa una valutazione concreta basata sui lavori del Parlamento, è facile vedere gli effetti della riforma.

Nel corso della XVII° legislatura (dal marzo 2013 a oggi), sono state approvate da almeno una Camera 260 proposte di legge ordinaria (148 al Senato e 112 alla Camera). http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Statistiche/Iniziativa//DDLPerNatura.html .

Ebbene, scorrendo l’elenco, si vede che su 260 proposte, se fosse stato in vigore il nuovo articolo 70, sarebbero state approvate con procedimento bicamerale solo:

–       l’Italicum (che nell’elenco figura due volte)

–       le modifiche alla legge elettorale per il Parlamento europeo

–       la legge sull’equilibrio di genere nei consigli regionali

–       la legge Del Rio sulle città metropolitane, le province, e le unioni e fusioni di comuni

–       la legge contenente disposizioni varie sulla funzionalità degli enti locali (forse)

–       la legge sul conflitto di interessi (forse, tenendo conto delle regole sulle incompatibilità nell’elezione dei senatori)

–       le legge sulle modifiche dei territori delle province di Bergamo e Cremona.

Sono 7 leggi, che corrispondono al 2,7% del totale. A queste vanno aggiunte tre leggi costituzionali (la riforma Boschi, la proposta del Governo Letta e la modifica dello Statuto del Friuli Venezia Giulia) che in base al nuovo articolo 70 sarebbero pure soggette a voto bicamerale. E si sale a 10. Siamo dunque a 10 leggi su 263 che corrispondono al 3,8% del totale. E non ho inserito nel calcolo le 75 leggi di conversione di decreti legge. Se consideriamo anche quelle, nessuna delle quali rientra tra le leggi bicamerali ex nuovo art. 70, la percentuale cala sotto il 3%.

A me sembra che una riduzione del 96-97% dei procedimenti bicamerali non sia poi così irrilevante.

Ho il massimo rispetto per l’analisi accademica e per la teoria giuridica. Ma chi pontifica quotidianamente contro la riforma sostenendo che non si risolve il problema del bicameralismo perfetto dovrebbe ogni tanto alzare la testa dai libri e calarsi per una mezzoretta nella realtà.