La lezione di Harari: il pericolo dell’irrilevanza degli elettori

Ai politici che stanno decidendo il da farsi sulla crisi consiglio di leggersi “21 lezioni per il XXI Secolo” di Y.N. Harari, che mi sono appena divorato in vacanza. È un’analisi feroce, ma un certo senso piena di speranza, della crisi del sistema liberale. Cito alcuni passaggi dell’introduzione, che mai come oggi sono rilevanti (traduzione mia, non ufficiale…).

Nel 2018, la persona comune si sente sempre più irrilevante. Una quantità di parole misteriose vengono sbandierate con eccitazione in dibattiti su TED, think tank governativi e conference hight tech – globalizzazione, blockchain, ingegneria generica, intelligenza artificiale, apprendimento delle macchine – e la gente comune può ben sospettare che nessuna di queste la riguardi... La narrazione liberale era la storia della gente comune. Come può restare rilevante in un mondo di cyborg e di algoritmi in rete?

Nel ventesimo secolo, le masse si sono rivoltate contro lo sfruttamento, cercando di trasformare il loro ruolo vitale nell’economia in potere economico. Ora le masse temono l’irrilevanza, e si sforzano freneticamente di usare il loro potere politico rimasto prima che sia troppo tardi“.

Le rivoluzioni russa, cinese e cubana furono fatte da persone vitali per l’economia ma prive di potere politico. Nel 2016, Trump e la Brexit sono state sostenute da persone che avevano ancora potere politico, ma temevano che avrebbero perso il proprio valore economico. Forse, nel 21° secolo, le rivoluzioni populiste non saranno promosse contro una elite economica che sfrutta la gente, ma contro una elite economica che non ha più bisogno di loro.

A me pare che questo ragionamento valga non solo per le elite economiche, ma anche per quelle politiche, che rischiano di essere travolte se continueranno a ignorare la volontà non “del popolo”, come direbbero Grillini e Leghisti (perché non esiste UN popolo, ma cittadini con idee diverse) ma dei loro elettori. Il problema è che, a differenza delle elite economiche, i partiti non possono fare a meno degli elettori…

Se oggi PD e M5S facessero un referendum tra i rispettivi iscritti (uno vero, non à-la-Rousseau), è probabile che il no al governo giallorosso vincerebbe con ampio margine. Ma questo sembra contare zero. L’Elite politica (si fa per dire) ha deciso che bisogna isolare Salvini.

Il prezzo che si rischia di pagare è altissimo: se oggi si dice agli elettori PD (e M5S) che la loro volontà non conta nulla, è fatale che andranno altrove. E oggi l’unico “altrove” è la destra, che rischia di essere attrattiva soprattutto per la middle class più moderata, “centrista”, giustamente spaventata da un governo inevitabilmente sbilanciato a sinistra.

Per questo chi, non si riconosce in questo Governo e allo stesso tempo pensa che Salvini e Meloni siano il male assoluto ha il dovere di restare fuori dalla maggioranza e offrire una diversa opzione politica. Solo proponendo una visione nuova e diversa dei temi del futuro (a partire da ambiente e tecnologia) sarà possibile non far sentire irrilevante chi salviniano non è, ma rischia di diventarlo.