Europa, adesso è il momento di dimostrare leadership con interventi per la crescita e per istituzioni più integrate. Dai populisti solo strilli e zero proposte

La Brexit è stato un evento traumatico, che molti non si aspettavano, ma adesso, così come ha giustamente detto il Presidente del Consiglio Renzi durante le sue comunicazioni nell’aula della Camera in vista del Consiglio europeo, quel voto va rispettato.

Il voto inglese è, infatti, conseguenza di un malessere ampio, che nasce dalla crisi di questi anni, dai problemi legati all’immigrazione, alla sicurezza, alla diseguaglianza economica: tutti temi sui quali sia l’Europa sia i Governi in molti casi non hanno fatto tutto quello che si poteva fare.

Si deve rispettare molto meno invece, chi di quel voto ha cercato e cerca di approfittare, come fatto durante la campagna elettorale da Farage, alleato di Grillo nel parlamento europeo ma similissimo a Salvini, che ha promesso in caso di vittoria del leave la restituzione al servizio sanitario nazionale inglese di 350 milioni di sterline al mese, salvo poi dire,  il giorno dopo il referendum, che è stato un grave errore dirlo, perché il numero era sbagliato.

Il video del mio intervento alla Camera dei Deputati

In questo senso, era già stata emblematica l’esperienza greca, perché nonostante un referendum che aveva detto in maniera chiara quello che il Governo avrebbe dovuto fare, il Governo stesso è stato costretto a tornare indietro per scongiurare il rischio molto concreto di fallimento del Paese. E su queste nuove basi ha vinto le elezioni, con il voto degli stessi che col referendum avevano fatto il contrario.

La realtà è che in momenti come questi occorre dimostrare leadership politica a livello di Governi: le istituzioni europee e  soprattutto i Governi nazionali, devono dimostrare di essere in grado di affrontare momenti difficili come questi, devono dimostrare di comprendere i problemi che hanno portato al voto inglese e risolverli.

Matteo Renzi ha detto giustamente che l’Italia deve farsi promotrice di interventi per gli investimenti, per l’immigrazione, per la crescita, ed è tutto vero: in questo momento serve sicuramente un cambio di passo, e anzi Brexit può rivelarsi un’opportunità perché la Gran Bretagna era un ostacolo su molte delle politiche comunitarie più integrate.

Per noi di Scelta Civica, adesso servono istituzioni europee più integrate: servono una politica estera comune più forte, una politica di difesa più integrata, per poter gestire anche i temi migratori. Tutto questo dev’essere al centro dell’azione del Governo.

Le forze populiste, invece, così come dimostrato dall’intervento di Di Battista, non hanno, oltre a inutili proteste e strilli contro il governo e la maggioranza, alcuna idea o proposta concreta.

La posizione  del M5S basata sul “Sì all’Europa, No all’Euro” è la posizione tipica di chi non ha compreso che cos’è l’Unione europea oggi, di chi non ha capito quello che accadrebbe se ci fosse una posizione di questo tipo portata avanti sia davanti al mercato, sia di fronte ai partner europei.

Oggi l’opzione «esco dall’euro, ma resto dentro l’Unione europea», per l’Italia, semplicemente, non esiste.

Molto significativo è che il MoVimento 5 Stelle, che adesso forse si è reso conto che l’uscita dall’Unione europea non è più di moda, modificando anche gli articoli di qualche mese fa sul blog, non porti mai delle proposte concrete e dica «andiamo a votare, così me lo dicono i cittadini cosa devo fare e mi sono tolto la responsabilità», perché c’è scritto esplicitamente «noi sentiremo i cittadini, dopodiché decideremo». In pratica, si sottrae a qualsiasi responsabilità sulle scelte.

In una democrazia rappresentativa come quella che i nostri costituenti hanno creato e che i nostri colleghi del MoVimento 5 Stelle dicono di voler difendere, quando si oppongono alla riforma costituzionale,  sulle questioni di bilancio, sulle questioni internazionali, sui trattati, sulle tasse, a decidere devono essere i rappresentanti dei cittadini, i Governi, i Parlamenti, proprio perché su queste materie è più facile che prevalga l’emotività, come è successo in Inghilterra, dove oggi molti di quelli che hanno votato per la Brexit dicono chiaramente di essere pentiti.

   Tutte le forze responsabili devono, invece, chiedere al Governo di andare di fronte ai partner europei e di fronte alla Commissione europea, per dire che serve un vero cambio di passo, per costruire istituzioni più integrate, per mettere in campo una politica economica che punti sulla crescita, per realizzare interventi finalizzati a mettere in sicurezza il sistema bancario così importante per tutelare i risparmi dei cittadini e le opportunità di finanziamento delle imprese.

 Su questi temi il Governo troverà il sostegno di tutte le forze di maggioranza e di quelle forze di opposizione che hanno una serietà sufficiente per rendersi conto che questo tipo di intervento è ciò che serve; avrà contro, ovviamente, gli strilli dei partiti populisti, che urlano senza proporre, ma è dovere del Governo ignorarli e andare avanti per la sua strada.