Dall’assenza di vincolo di mandato al “faccio come me pare”…

In questi giorni, in +Europa , la risposta a chi si è lamentato del fatto che dei parlamentari abbiamo preso ufficialmente posizione sulla crisi senza tenere conto di quanto deciso dagli organi di partito, è stata del tipo: “eretico! illiberale! autoritario! l’art. 67 della Costituzione esclude il vincolo di mandato!

E chi lo dimentica. Qualsiasi deputato o senatore può sempre votare secondo coscienza, e nessuna norma può prevedere conseguenze giuridiche negative a suo carico in caso di comportamenti difformi dalla linea di partito. (Corte Cost. Sentenza n. 14/64).

L’assenza di vincolo di mandato limita però in modo assoluto soltanto i poteri del legislatore, non i rapporti tra parlamentare e gruppo/partito di appartenenza. Nel corso dei lavori della Costituente, il tema fu discusso. Quando alcuni membri proposero di prevedere nell’articolo 67, che le funzioni dei parlamentari fossero esercitate non solo “senza vincolo di mandato”, ma anche “liberamente”, la proposta fu bocciata, proprio per chiarire che la libertà del parlamentare non è assoluta, potendo trovare limitazione proprio nel rapporto tra parlamentare e partito.

Gli stessi regolamenti parlamentari, pur vincolando in alcune parti gli statuti dei gruppi, non impediscono la previsione – presente in molti statuti – di sanzioni disciplinari per il parlamentare che si discosti costantemente dalle posizioni del gruppo.

E in ogni caso, in politica non contano solo le norme di legge o le clausole statutarie. Esiste anche una dimensione etico-politica che non si può dimenticare.

Correttezza vorrebbe che il proprio dissenso venisse espresso prima nell’ambito della comunità politica di appartenenza, e poi, eventualmente, sui giornali, sottolineando sempre che si tratta di posizioni personali che non riflettono quelle del partito. Se invece si va direttamente sui giornali, smentendo la linea ufficiale, all’insegna del “faccio come me pare”, poi non ci si può lamentare di attacchi e contestazioni.