Ancora su banche, imprenditori “cattivi” e liste di proscrizione

Ieri il Ministro dello Sviluppo Calenda, intervistato da Minoli, si è detto contrario alla proposta del presidente ABI di pubblicare gli elenchi dei primi 100 debitori inadempienti delle banche salvate dallo Stato.
È una posizione che condividiamo totalmente e che avevo già espresso in aula a nome del mio gruppo, ricevendo anche contestazioni e richieste di chiarimento da vari amici. Per questo ho deciso di tornarci sopra.

La proposta Patuelli ha un appeal immediato: andiamo a vedere chi sono i grandi imprenditori “cattivi” che non hanno pagato i debiti mandando in crisi le grandi banche e danneggiando i risparmiatori.

Un appeal che aumenta ulteriormente appena alcuni nomi diventano pubblici, perché spesso nell’elenco figurano imprenditori controversi, compromessi con la politica e magari con procedimenti penali a loro carico. E non sorprende che Meloni e Grillo la sostengano al grido di “andiamo a pignorare”.

Ma il punto è esattamente questo. Pubblicando un semplice elenco di nomi al di fuori di un’analisi approfondita come quella che si può fare in una commissione di inchiesta, si rischia di fare di ogni erba un fascio. 

Trasparenza e pubblicità dei nomi sono assolutamente giustificate quando l’imprenditore ha ottenuto dilazioni, rifinanziamenti e trattamenti di favore per l’esistenza di rapporti “particolari” con la banca, conflitti di interesse, o peggio…. Non per il solo fatto che un imprenditore si trovi difficoltà e non riesca a pagare i debiti.

Un’azienda può andare in crisi per ragioni di mercato, o anche solo per scarse capacità di chi la amministra, senza che questo giustifichi di metterla all’indice di fronte ai cittadini come se i problemi della banca che l’ha finanziata fossero colpa sua.

Non si possono confondere i due piani.

E soprattutto non si deve dimenticare che se una banca va in crisi per la cattiva qualità dei suoi crediti, la responsabilità principale ricade su chi la ha amministrata erogando credito a imprese che non lo meritavano, e su chi doveva vigilare sull’accumulo di tante sofferenze e non è intervenuto…

Per questo continuo a pensare che una commissione parlamentare d’inchiesta sia il modo migliore per ricostruire senza pregiudizi fatti e responsabilità di banche, autorità di vigilanza e imprenditori collusi. Senza criminalizzazioni a scatola chiusa.