Un fulmine lo incenerirà – Le fake news del Salvini teologo

Ieri a Milano, abbiamo assistito a uno show da predicatore del leader leghista tra il comico e il disgustoso per un liberale laico come me.

Ha affidato se stesso e noi tutti alla Madonna (a quel punto poteva affidarle anche le finanze dello Stato che ne hanno un gran bisogno), si è proposto per la Passione (“sono pronto a morire” … ma dai), e ha citato per l’ennesima volta papa Wojtyla come testimonial delle sue tesi.

Mi voglio soffermare su quest’ultimo aspetto, perché il tentativo di strumentalizzare Giovanni Paolo II è ormai una costante sua e di tutta la destra italiana e americana e purtroppo ho sentito varie persone dare credito a questa tesi. Credo sia importante, in questi ultimi giorni di campagna elettorale, spiegare a chi si considera cattolico che si tratta di un falso clamoroso.

I sovranisti, infatti, iscrivono il papa polacco al club dei porti chiusi citando un passaggio dell’esortazione “Ecclesia in Europa” del 2003, in cui invitava le autorità a “esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune”. Il problema è che questa frase era inserita in un passaggio molto più articolato (che trovate qui sotto), che va in senso opposto alle posizioni salviniane, invitando all’accoglienza, al riconoscimento ai migranti di pari dignità e dei diritti fondamentali, alla loro integrazione e ad assicurare che nessuno venga discriminato. Leggiamolo:

101. Di fronte al fenomeno migratorio, è in gioco la capacità, per l’Europa, di dare spazio a forme di intelligente accoglienza e ospitalità. È la visione « universalistica » del bene comune ad esigerlo: occorre dilatare lo sguardo sino ad abbracciare le esigenze dell’intera famiglia umana. Lo stesso fenomeno della globalizzazione reclama apertura e condivisione, se non vuole essere radice di esclusione e di emarginazione, ma piuttosto di partecipazione solidale di tutti alla produzione e allo scambio dei beni

Ciascuno si deve adoperare per la crescita di una matura cultura dell’accoglienza, che tenendo conto della pari dignità di ogni persona e della doverosa solidarietà verso i più deboli, richiede che ad ogni migrante siano riconosciuti i diritti fondamentali. È responsabilità delle autorità pubbliche esercitare il controllo dei flussi migratori in considerazione delle esigenze del bene comune. L’accoglienza deve sempre realizzarsi nel rispetto delle leggi e quindi coniugarsi, quando necessario, con la ferma repressione degli abusi.

102. Occorre pure impegnarsi per individuare forme possibili di genuina integrazione degli immigrati legittimamente accolti nel tessuto sociale e culturale delle diverse nazioni europee. Essa esige che non si abbia a cedere all’indifferentismo circa i valori umani universali e che si abbia a salvaguardare il patrimonio culturale proprio di ogni nazione. Una convivenza pacifica e uno scambio delle reciproche ricchezze interiori renderà possibile l’edificazione di un’Europa che sappia essere casa comune, nella quale ciascuno possa essere accolto, nessuno venga discriminato, tutti siano trattati e vivano responsabilmente come membri di una sola grande famiglia.

103. Per parte sua, la Chiesa è chiamata a « continuare la sua azione nel creare e rendere sempre migliori i suoi servizi di accoglienza e le sue attenzioni pastorali per gli immigrati e i rifugiati », per far sì che siano rispettate la loro dignità e libertà e sia favorita la loro integrazione.

In particolare, si ricordi di dare una specifica cura pastorale all’integrazione degli immigrati cattolici, rispettando la loro cultura e l’originalità della loro tradizione religiosa. A tale scopo, sono da favorire contatti tra le Chiese di origine degli immigrati e quelle di accoglienza, così da studiare forme di aiuto, che possano prevedere anche la presenza, tra gli immigrati, di presbiteri, consacrati e operatori pastorali adeguatamente formati provenienti dai loro Paesi.

Il servizio del Vangelo esige, inoltre, che la Chiesa, difendendo la causa degli oppressi e degli esclusi, chieda alle autorità politiche dei diversi Stati e ai responsabili delle Istituzioni europee di riconoscere la condizione di rifugiati per quanti fuggono dal proprio Paese di origine a motivo di pericoli per la propria esistenza, come pure di favorirne il ritorno nei propri Paesi; e di creare altresì le condizioni perché sia rispettata la dignità di tutti gli immigrati e siano difesi i loro diritti fondamentali.

Ricordiamo sempre queste parole a chi, per spacciarsi come difensore del cattolicesimo, contrappone Wojtyla a Bergoglio. Su questo tema non ci sono differenze. Accoglienza, dignità umana e diritti sono un dovere, per chi è credente. E ovviamente per chi non lo è.