Ue: più sanzioni per i paesi che non accettano i migranti

Oggi il Presidente del Consiglio ha detto giustamente in aula che politicamente il regolamento di Dublino è superato e le posizioni italiane sono universalmente riconosciute. In questo senso le recenti decisioni UE sono state positive, ma richiedono comunque dei miglioramenti.

Per questo il documento finale approvato oggi dalla Commissione Affari Costituzionali su mia proposta richiede una serie di correttivi. In particolare, la I Commissione sottolinea la necessità di aumentare il costo a carico dei paesi che non ci stanno e si chiamano fuori dalla ripartizione dei rifugiati.

Lo 0,002 del Pil oggi previsto non è un deterrente sufficiente. Il rifiuto della solidarietà non può essere comprato. Chi si sottrae deve pagare un costo pesante.

Bisogna poi modificare alcuni parametri di calcolo che danneggiano l’Italia. Dall’arco temporale considerato, che è troppo breve e non tiene conto del peso che il nostro paese sopporta da anni a differenza di altri paesi, alla percentuale di domande accolte presa a riferimento per identificare i beneficiari del ricollocamento, che è troppo alta e finisce per escludere i paesi diversi da Siria ed Eritrea. L’UE sta andando nel senso giusto, ma è essenziale che le regole concrete siano eque ed efficaci.

UNA SINTESI DEL DOCUMENTO

Cambiare interamente il regolamento di Dublino (con la nascita di uno status unico di rifugiato dell’Unione europea). E velocizzare l’iter di valutazione delle domande di asilo, per la prima accoglienza, l’identificazione e l’eventuale rimpatrio dei migranti. Verificare se la ripartizione delle quote di rifugiati sia avvenuta in maniera “equa” tra i vari Paesi dell’Ue.

Non solo, è necessario ritoccare all’insù l’importo destinato ai Paesi ospitanti per ogni richiedente asilo (ora a quota 500 euro) e imporre una stretta per quegli Stati che non accettano la propria quota di migranti, aumentando la leva dei contributi dovuti all’Unione europea (stile sanzione).

Sono queste le osservazioni più importanti messe nero su bianco dalla commissione Affari costituzionali alla Camera.

Secondo la commissione, quella registrata nei mesi scorsi – con la costante “intensificazione” dei flussi migratori – “è una vera e propria tragedia umanitaria”. Una tragedia “che non può essere trattata come una emergenza transitoria, avendo acquisito ormai un carattere strutturale in considerazione dell’aggravamento delle condizioni in cui si trovano i Paesi di provenienza, investiti da conflitti e guerre civili o soggetti a violente dittature”.

MODIFICARE ‘DUBLINO’ E ITER VELOCE PER DOMANDE

Secondo la I commissione, al meccanismo di collocazione dei rifugiati tramite ‘quote’ assegnati ai vari Paesi Ue dovrà comunque seguire “un riordino complessivo e sistematico del cd regolamento Dublino”, come peraltro annunciato dalla Commissione europea, “in modo da evitare che alcuni Paesi siano chiamati a gestire un numero di richieste di asilo oggettivamente esorbitante”. Per questo si dovrà velocizzare la gestione delle domande, “tra cui il più intenso coinvolgimento dei Paesi di transito e la realizzazione di un vero regime comune in materia di asilo che preveda l’introduzione dello status di avente diritto all’asilo Ue universalmente riconosciuto da tutti gli Stati membri”.

SPRINT SU PRIMA ACCOGLIENZA E IDENTIFICAZIONE

La commissione chiede dunque una gestione più ordinata delle procedure per la prima accoglienza, l’identificazione, la valutazione delle domande di asilo e per gli eventuali rimpatri. Ad aiutare gli Stati membri più esposti ai flussi potranno essere le agenzie europee, come l’Easo (l’Ufficio europeo per l’asilo, di Frontex e di Europol). Questo per poter raggiungere una “corretta gestione dei cosiddetti hotspot”, i centri di smistamento dei richiedenti asilo. “Occorre – scrive la commissione – attivare tutti gli strumenti necessari, apportando tutti i necessari correttivi dal punto di vista organizzativo e funzionale, per svolgere in termini corrispondenti agli standard più avanzati le operazioni di identificazione, registrazione e rilevamento delle impronte”.

PER QUOTE NON VERITIERO RIFERIMENTO A PIL

Nel parere viene inoltre chiesto di “valutare se le chiavi di distribuzione” adottate dalla Commissione Europea per la distribuzione di richiedenti asilo “siano pienamente coerenti con il principio di equa ripartizione dei carichi e delle responsabilità, anche finanziarie, tra gli Stati membri”. Secondo la commissione “l’attribuzione del solo 10% dell’incidenza del parametro della tasso di disoccupazione e l’adozione, quale ulteriore parametro, del Pil complessivo a prescindere dal Pil procapite potrebbero fornire un quadro non veritiero della capacità di assorbimento, dal punto di vista economico, dei diversi Stati membri”.

Per questo “occorre ridurre la soglia”, attualmente stabilita nel 75% delle domande di protezione internazionale accolte in primo grado, “assunta a riferimento per individuare la platea dei potenziali beneficiari dei programmi di ricollocamento in considerazione della provenienza effettiva dei profughi in modo da non limitarne l’applicazione a cittadini siriani ed eritrei”.

SANZIONI PER CHI NON ACCETTA RIFUGIATI

Secondo la commissione dovrebbe poi essere applicata una stretta per questi Paesi inadempienti, che non accettano le quote di migranti (a mo’ di sanzione): dunque viene chiesto di “rideterminare” in aumento “l’entità del contributo gravante sugli Stati membri che non intendano accettare le quote di ricollocazione ad essi assegnate”. La misura dello 0,002 del Pil, secondo la commissione, risulta infatt, troppo contenuta per svolgere un’efficace funzione di deterrenza; “in alternativa pare opportuno prevedere altri meccanismi sanzionatori”.

PIÙ RISORSE A MIGRANTE

Nel parere la commissione parlamentare chiede di “rideterminare in aumento l’importo di 500 euro destinato agli Stati membri beneficiari della ricollocazione per ogni richiedente asilo ricollocato”. Questo in considerazione degli oneri di trasferimento e tenuto conto che ai Paesi destinatari “verrebbe corrisposto per ciascun soggetto la somma, largamente superiore, di 6.000 euro”.

MODIFICARE LISTA PAESI SICURI

Infine, in riferimento al terzo testo di Regolamento Ue, la commissione sottolinea che pur “apprezzando” la proposta di adottare una lista di Paesi sicuri “non appare però sufficiente ad evitare gravosi adempimenti a carico dei Paesi di arrivo dei profughi”. La provenienza dai Paesi indicati, infatti, secondo la commissione, “non comporta l’automaticità del respingimento né l’obbligo per le autorità dei Paesi di arrivo di istruire la relativa pratica; occorre quindi rafforzare l’efficacia della lista prevedendo una presunzione assoluta che eviti gravosi adempimenti”.

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