Commercio, sì agli accordi con Stati Uniti e Canada. Grillini, leghisti e SEL hanno paura di concorrenza e mercati aperti: le nostre imprese no

I trattati con Stati Uniti e Canada rappresentano un’occasione fondamentale per aprire alle nostre imprese nuovi mercati favorendo le esportazioni, che sono fondamentali per la crescita dell’economia italiana.

Come ha spiegato oggi alla Camera il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, l’accordo di partenariato trans-atlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP) costituisce un punto di svolta nelle relazioni economiche internazionali, assicurando vantaggi ai paesi europei, e all’Italia in particolare. Il TTIP con gli Stati Uniti e gli accordi che l’Europa ha concluso o sta concludendo con i partecipanti alla partnership pacifica permetteranno di creare una grande area di libero scambio tra Paesi che accettano regole del gioco equilibrate e standard elevati, generando un meccanismo virtuoso anche sugli altri paesi con regole commerciali e standard qualitativi meno sviluppati.

Il TTIP sarebbe particolarmente vantaggioso per l’Italia, considerato che i dazi e le barriere non tariffarie, oggi presenti negli USA, colpiscono alcuni settori di punta della nostra economia: dal tessile alle calzature, dall’agroindustria alla ceramica. L’eliminazione di queste barriere, sia doganali che regolamentari, garantirebbe alle nostre piccole e medie imprese la possibilità di competere sui mercati internazionali a condizioni molto più vantaggiose.

Fuori luogo appaiono invece gli allarmi lanciati da alcune forze politiche, in primis Cinquestelle e Sinistra Italiana, sui pericoli cui verrebbero esposti i consumatori europei. Come ben chiarito dal ministro Calenda, infatti, non rientrano nel mandato negoziale conferito alla Commissione il principio di precauzione (che ci differenzia dagli USA e sulla base del quale, tra l’altro, sono oggi tenuti fuori dal mercato UE molti OGM e altri prodotti alimentari ritenuti dalle autorità europee non completamente sicuri), i servizi pubblici, la cultura, i diritti e i servizi audiovisivi. Questi temi sono fuori dalla trattativa e in ogni caso, i negoziatori europei e americani hanno concordato che il trattato non potrà portare in nessun modo a un abbassamento degli standard. Se convergenza ci sarà, sarà verso l’alto, altrimenti ognuno terrà i suoi standard.

Per quanto riguarda il processo di approvazione del TTIP e del CETA, trasparenza e metodo democratico sono stati ampiamente garantiti.

Per la prima volta nella storia dei trattati commerciali, infatti, il mandato negoziale è stato reso pubblico, peraltro su iniziativa italiana. Per la prima volta nella storia dei trattati commerciali i documenti del negoziato, nel corso della negoziazione, sono stati messi a disposizione per la consultazione da parte dei parlamentari (anche se pochissimi di coloro che urlano in aula contro il trattato si sono presi la briga di andare a vedere le carte). E tutti sembrano dimenticarsi che sul testo concordato del Trattato dovranno esprimersi sia il Parlamento Europeo che i Parlamenti nazionali.

L’opposizione al trattato di libero scambio con gli Stati Uniti (TTIP) e all’accordo tra Europa e Canada (CETA) deriva dalla paura che molte forze politiche, Lega, M5S e SI in particolare, hanno nei confronti della concorrenza e della libera concorrenza tra le imprese, dei mercati internazionali, di qualsiasi forma di innovazione.

Noi di Scelta Civica pensiamo, invece,  che la creatività, la qualità e l’efficienza delle nostre imprese potranno esprimersi al meglio su mercati più liberi e aperti. Si confrontano due visioni: la paura della novità, e il coraggio dell’opportunità. Noi scegliamo la seconda, come del resto le nostre imprese migliori, che sono tutte favorevoli all’accordo.

Qui il testo completo dell’informativa del Ministro Calenda