Spiagge, con stop Senato a ddl meno legalità e probabile procedura d’infrazione

Non stupisce la gioia del senatore Gasparri alla notizia dell’insabbiamento del ddl spiagge al Senato. La legge approvata dalla Camera, seppur timida e poco innovatrice, non verrà mai approvata definitivamente grazie a una improbabile alleanza tra Forza Italia, Lega e Mdp. Un’alleanza anti legalità che quasi sicuramente ci costerà una nuova procedura d’infrazione, dopo quella che ci aveva regalato il governo di centrodestra. Il risultato sarà meno concorrenza e meno trasparenza nel settore nonostante i risultati da noi ottenuti in Commissione a Montecitorio.

La legge che la Camera aveva approvata, pur con tutti i suoi limiti, grazie al nostro impegno e alle nostre proposte prevedeva l’obbligo per i comuni e i concessionari degli stabilimenti balneari di pubblicare l’importo dei canoni sui propri siti internet. Una semplice norma di trasparenza  che avrebbe permesso agli utenti-cittadini, che magari pagano 20 euro per trascorrere una giornata al mare, di conoscere i canoni versati dalle aziende. Canoni talmente bassi e fuori mercato da far incassare in totale allo Stato solo 103 milioni l’anno, appena 6 euro al metro quadro in media.

Una cifra ridicola considerano il potenziale turistico ed economico delle risorse costiere italiane. Purtroppo quest’anomala coalizione anti-concorrenza e anti-europea ha vanificato tutto il lavoro svolto portando ancora una volta il Paese indietro nel tempo. La situazione di scarsa trasparenza e di assoluta mancanza di concorrenza danneggia non solo l’economia nel suo complesso ma soprattutto le famiglie alle quali si negano innovazione e prezzi più bassi.