PROPAGANDA

Legge contro propaganda fascista, precisarne meglio i contorni. Dire che è liberticida è ridicolo

Probabilmente questa legge non è assolutamente necessaria perché già ora con la legge Scelba (basti pensare al divieto di discriminazione razziale) e, indirettamente, tramite la giurisprudenza sono perseguibili comportamenti di apologia del fascismo. Detto questo, non ho nulla contro questa legge perché tutelare gente che va in giro con le fiaccole a fare saluti romani e sostenendo idee di prevaricazione e superiorità razziale deve essere l’ultima delle preoccupazioni.

Dire, inoltre, che si tratta di una legge liberticida, come ha fatto il M5S che invece, con la ormai solita incoerenza, vorrebbe le liste di proscrizione per i giornalisti scomodi, è fuori luogo. Una cosa è, infatti, la libertà d’opinione, che è assolutamente giusto tutelare, altra la propaganda di ideologie aberranti, e mischiare le due cose è totalmente fuorviante.

 

La mia intervista a Radio Radicale

Per specificare meglio i contorni di questa legge, che persegue una finalità ben precisa, ovvero quella di vietare la propaganda delle ideologie fascista e nazista, ho presentato un emendamento che chiarisce che i comportamenti perseguibili devono essere tenuti nell’ambito di manifestazioni pubbliche finalizzate alla propaganda. Su questa modifica il primo firmatario del provvedimento, l’on. Fiano (Pd), ha espresso disponibilità a discuterne.

 

Il testo dell’emendamento

Nel capo II del titolo I del libro secondo del codice penale, dopo l’articolo 293 è aggiunto il seguente:
«Art. 293-bis. – (Propaganda del partito fascista e nazionalsocialista). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato,chiunque propaganda i contenuti o l’ideologia del partito fascista o del partito nazionalsocialista tedesco, anche attraverso la produzione, distribuzione, diffusione o vendita di beni raffiguranti persone, immagini o simboli a essi chiaramente riferiti, ovvero ne richiama la simbologia o la gestualità  in manifestazioni pubbliche finalizzate alla propaganda è punito con la reclusione da sei mesi a un anno.
La pena di cui al primo comma è aumentata di un terzo se il fatto è commesso attraverso strumenti telematici o informatici».

Naturalmente parlare di fascismo durante un convegno non può essere considerato reato poiché gli studi culturali sono cosa ben diversa dalla propaganda.

Quanto al tipo di perseguibilità, trattandosi di un reato in cui non vi è una persona offesa bensì un interesse leso, è corretto perseguirlo d’ufficio e non a querela di parte.

L’aggravante Internet, che in linea generale considero sbagliata, ha in questo caso, invece, un senso poiché, essendo in presenza di un reato di propaganda, la diffusione informatica e “virale”, permettendo di raggiungere una platea potenzialmente anche molto grande di persone, rende più pesante la commissione del reato.

I MIEI EMENDAMENTI ALLA PROPOSTA DI LEGGE