Pensioni e welfare del futuro: equità intergenerazionale in Costituzione per fare dell’Italia un Paese a misura di giovani

Nonostante i vari tentativi di riforma e pur mantenendo livelli di spesa molto alti, il sistema pensionistico italiano sconta ancora un pesante deficit di sostenibilità ed efficienza nella distribuzione delle risorse.

A fronte di una spesa pubblica tra le più elevate fra i paesi Ocse – l’Italia spende il 29% del PIL in protezione sociale pubblica (la media Ocse è del 22%), con il 16% del PIL assorbito dalle sole spese pensionistiche – il sistema pensionistico italiano rimane fortemente squilibrato sia in termini di divario di genere che di gap territoriale e soprattutto, a livello di equità intergenerazionale.

In particolare, proprio il mancato rispetto del principio di equità intergenerazionale ha causato, sul fronte delle pensioni, situazioni irragionevoli e discriminanti tra le generazioni. Per questo ho presentato una proposta di legge costituzionale che è stata firmata da più di 30 colleghi di maggioranza e opposizione.

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Aggiungendo una semplice riga all’articolo 38 della Costituzione, elimineremo pretesti per giustificare privilegi e ingiustizie e saremo in grado di dare una risposta alla sostenibilità del sistema di welfare.

Il video del mio intervento alla tavola rotonda “Il Welfare dei Millennials” organizzata da Obiettivo Italia

Questa proposta verrà presto discussa in commissione Affari Costituzionali. Approvando questa legge potremo chiudere la legislatura con una scelta e un’eredità forte a vantaggio delle giovani generazioni, scrivendo in Costituzione un principio sacrosanto che sarà acceleratore di innovazione, oltre che di buon senso, nelle politiche pensionistiche.

Si è parlato di questi temi lunedì 10 aprile a Roma alle ore 16 all’evento promosso da Obiettivo Italia.

All’incontro, tra gli altri, hanno partecipato il presidente dell’Inps Tito Boeri, l’ex ministro del Welfare del governo Monti, Elsa Fornero, Annagrazia Calabria, deputata di Forza Italia, la senatrice del M5S Nunzia Catalfo, Sergio Corbello, Presidente Assoprevidenza e Irene Tinagli, economista e deputata del Pd.

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Come sintetizzato efficacemente dal presidente dell’Inps Tito Boeri il nostro è un Paese a misura dei vecchi di oggi, mentre gli attuali trentenni potrebbero essere costretti ad andare in pensione a 75 anni per ricevere, sempre se riusciranno a maturare i requisiti minimi necessari, una pensione inferiore del 25 per cento rispetto a quanto ricevono i pensionati di oggi.

Tuttora, inoltre, molti pensionati ricevono assegni assai generosi e ben più consistenti rispetto al livello (spesso molto basso) di contributi effettivamente versati. Privilegi di questo tipo, oltre a essere ingiusti per principio, diventano inaccettabili se si considera che i costi di tali situazioni si scaricano sulle spalle dei giovani lavoratori attuali che una pensione cercano di costruirsela con il ben più stringente sistema contributivo.

Un sistema di questo tipo, iniquo, discriminatorio e non sostenibile nel lungo periodo, non può reggere e va rivisto prima possibile.

Il riconoscimento formale in Costituzione del diritto delle future generazioni e di uomini e donne a una pensione decente, così come previsto dalla proposta di legge costituzionale che ho presentato, potrà rendere l’Italia un Paese più equo, nel quale il sistema pensionistico non discrimina fra pensionati di generazioni diverse e permetterà di dare più compiutamente sostanza ad un caposaldo della nostra Costituzione, il principio di uguaglianza.