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Pensioni, pensare a quelle dei giovani per società più giusta e dinamica. Proposte e approccio dei sindacati portano il sistema in bancarotta, no a populismi elettorali

In questi mesi sono stati i sindacati a dominare in maniera fallimentare il dibattito sulle pensioni, occupandosi, come sempre, solo dei pensionati attuali e non dei giovani. I dati Istat hanno registrato un aumento dell’aspettativa di vita, ma i sindacati non l’hanno presa bene e hanno continuato a chiedere lo stop all’aumento automatico dell’età pensionabile.

Una reazione tanto irragionevole quanto imprudente: il loro approccio e le loro proposte sono un viatico per la bancarotta del sistema pensionistico italiano, già messo alla prova da molte iniquità.

Temo che in campagna elettorale queste posizioni diventeranno ancora più forti e che si trasformeranno in promesse da parte dei partiti. Più si avvicinano le elezioni, più sentiremo proposte che ricordano la promessa del rimborso dell’Imu alle poste fatta nel 2013. Bisogna dirlo chiaro: lo stop all’adeguamento dell’età pensionabile è un prepensionamento pagato dai giovani di oggi e di domani.

Credo che tutti i partiti debbano leggere molto attentamente l’intervista a Repubblica del presidente dell’INPS, Tito Boeri. Una coraggiosa e indipendente operazione verità tutta a vantaggio dei giovani, un antidoto ai populismi elettorali che contagiano non solo l’opposizione.

Spero che i media non lascino ai sindacati il monopolio del dibattito sulle pensioni e che facciano emergere le posizioni dei giovani: serve più lavoro, stabile e di qualità, con salari più alti. Tocca ai giovani attivarsi in campagna elettorale per difendere l’equità intergenerazionale e il loro futuro pensionistico. Lo hanno fatto i Giovani Imprenditori Confindustria e il Comitato Ventotene  in piazza contro le ingiustizie del retributivo.

Basta un dato: i 150 miliardi spesi in pensioni baby fino al 2012, come rivelato dal legale dell’#Inps oggi in udienza davanti alla Consulta. Ai 140 miliardi da spendere per l’adeguamento preferisco un intervento selettivo sulle minime visto che oggi 2 milioni di italiani ricevono una pensione inferiore a 500 euro

 

Dai giovani di Confindustria è arrivata una proposta concreta che ho molto apprezzato e che si pone nel solco del nostro impegno per una società più giusta e dinamica, con meno privilegi e maggiori opportunità.

La proposta di legge che ho presentato per introdurre in Costituzione il principio dell’equità intergenerazionale in materia pensionistica persegue proprio questi obiettivi.

Le politiche previdenziali e del lavoro non possono essere ispirate dal “Chi ha dato ha dato e chi ha avuto ha avuto”. Serve un’operazione di redistribuzione generazionale, senza rottamare i diritti. E’ sacrosanto, nella situazione attuale, introdurre un contributo sulle pensioni d’oro contributive per garantire la decontribuzione dei giovani.

E chissà cosa avrà pensato dopo aver letto il rapporto pubblicato dall’ Ocse qualche giorno fa la leader della Cgil Susanna Camusso e tutta la batteria -anche parlamentare- che in questi mesi ha alimentato l’inutile dibattito sullo stop all’adeguamento dell’età pensionabile.

L’Ocse ci ha ricordato, con la forza dei numeri, soprattutto tre cose:

1) l’Italia nel 2050 sarà il terzo paese più vecchio al mondo;

2) dalla metà degli anni Ottanta il reddito degli anziani tra i 60 e i 64 anni è cresciuto del 25% in più che tra i 30-34enni;

3) una maggiore disparità tra i giovani di oggi comporterà probabilmente una maggiore diseguaglianza fra i futuri pensionati.

Sono condizioni che dovrebbero farci preoccupare più delle pensioni di domani che di quelle di oggi, concentrando la massima attenzione su una più alta e una migliore occupazione dei giovani di oggi.

Positiva è sicuramente la scelta del governo di finanziare con la legge di bilancio la decontribuzione per assumere i giovani e non l’anticipo delle pensioni.

Una scelta che ci consente di riportare il dibattito sul futuro e non su come cambiare ogni volta un sistema per dare sistematicamente vantaggi pre-elettorali a qualcuno, a danno delle generazioni di oggi e di domani.