Pensioni, al via l’iter per introdurre in Costituzione equità tra le generazioni

Iniziato in commissione Affari Costituzionali della Camera l’iter della mia proposta di legge costituzionale (sottoscritta da 35 parlamentari di vari partiti, dal Pd a Fdi, passando per Ci, Fi, Ap) di riforma dell’articolo 38 della Costituzione per garantire una  pensione dignitosa alle giovani generazioni.

L’obiettivo della proposta di legge è di introdurre nella Costituzione nuovi princìpi cardine ai quali devono conformarsi gli istituti previdenziali e assistenziali previsti dalla Carta. Nello specifico, gli istituti, previsti dall’ art. 38 e predisposti o integrati dallo Stato, devono essere informati ai principi di equità, ragionevolezza e non discriminazione tra le generazioni.

 

L’ARTICOLO DEL MESSAGGERO.IT

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Non si può, infatti, definire equo un Paese nel quale il sistema pensionistico discrimina fra pensionati di generazioni diverse. Viene meno un caposaldo della Costituzione, il principio di uguaglianza.

Non è più sufficiente un “patto generazionale” o un “patto di genere”. Adesso, occorre il riconoscimento formale in Costituzione del diritto delle future generazioni e di uomini e donne a una pensione decente.

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Nonostante i vari tentativi di riforma e pur mantenendo livelli di spesa molto alti, il sistema pensionistico italiano, infatti, sconta ancora un pesante deficit di sostenibilità ed efficienza nella distribuzione delle risorse.

In particolare, proprio il mancato rispetto del principio di equità intergenerazionale ha causato, sul fronte delle pensioni, situazioni irragionevoli e discriminanti tra le generazioni.

Aggiungendo una semplice riga all’articolo 38 della Costituzione, sarà finalmente possibile eliminare pretesti per giustificare privilegi e ingiustizie.

Con l’approvazione di questa legge potremo chiudere la legislatura con una scelta e un’eredità forte a vantaggio delle giovani generazioni, scrivendo in Costituzione un principio sacrosanto.

Come sintetizzato efficacemente dal presidente dell’Inps Tito Boeri il nostro è un Paese a misura dei vecchi di oggi, mentre gli attuali trentenni potrebbero essere costretti ad andare in pensione a 75 anni per ricevere, sempre se riusciranno a maturare i requisiti minimi necessari, una pensione inferiore del 25 per cento rispetto a quanto ricevono i pensionati di oggi.

Tuttora, inoltre, molti pensionati ricevono assegni assai generosi e ben più consistenti rispetto al livello (spesso molto basso) di contributi effettivamente versati. Privilegi di questo tipo, oltre a essere ingiusti per principio, diventano inaccettabili se si considera che i costi di tali situazioni si scaricano sulle spalle dei giovani lavoratori attuali che una pensione cercano di costruirsela con il ben più stringente sistema contributivo.

Il riconoscimento formale in Costituzione del diritto delle future generazioni e di uomini e donne a una pensione decente potrà rendere l’Italia un Paese più equo, nel quale il sistema pensionistico non discrimina fra pensionati di generazioni diverse e permetterà di dare più compiutamente sostanza ad un caposaldo della nostra Costituzione, il principio di uguaglianza.