Art.49, legge liberale per favorire trasparenza e partecipazione dei cittadini

Il dibattito che si è svolto fin dall’inizio su questo provvedimento di legge ha avuto al centro un’interpretazione dell’articolo 49 totalmente opposta.

Da una parte chi, come il MoVimento 5 Stelle, ci ha detto che l’articolo 49 è già attuato e non necessita di attuazione, e anzi quasi vieterebbe normative di attuazione, e chi invece ci ha detto, penso a Sinistra Italiana, che l’articolo 49 è totalmente inattuato o comunque necessita di un’attuazione perché possa essere veramente realizzato il principio del metodo democratico nel nostro Paese. Sono due posizioni opposte, entrambe in realtà lontane da quelle pochissime pronunce che sono state rese dalla Corte costituzionale che indirettamente ha parlato dell’articolo 49, dicendo chiaramente che non impone un’introduzione per legge del metodo democratico e delle regole sul metodo democratico, ma che dall’altro lato non ha mai detto che un intervento del legislatore in questo campo sia vietato. Giustamente questa proposta di legge ha seguito le indicazioni delle audizioni che sono state nel senso di consentire un intervento del legislatore, a condizione che non incidesse troppo sulla libertà associativa nell’ambito dei partiti, che poi è ricondotta all’articolo 18 della Costituzione e al generale principio di libertà di associazione.

Dall’altro hanno detto che non esiste nessun problema a intervenire, soprattutto per quel che riguarda i termini di trasparenza. Questo è stato diciamo il portato sostanziale delle audizioni, ovviamente con qualche posizione differente, ma questo è stato il risultato che tutti abbiamo sentito. E giustamente il testo unificato si basa su quello che è il portato della politica anche di questi ultimi anni, perché credo che il legislatore, su un tema come i partiti, non possa decidere come indirizzare la storia politica di questo Paese. Noi abbiamo vissuto vent’anni di politica nella quale abbiamo visto riconosciute dagli elettori delle forme di partito diverse da quelle tradizionali, più recentemente il MoVimento 5 Stelle, la stessa Forza Italia, dei partiti che sono nati con uno schema diverso da quello tipico dei partiti del primo dopoguerra.

Io credo che un principio fondamentale su questi temi è che non si possa andare contro quella che è stata la storia di questi anni. Imporre uno statuto con contenuti predeterminati, la personalità giuridica, ed escludere dalle elezioni chi non rispettava questi requisiti era una scelta contro la storia, che tentava di deviare quella che è la situazione che si è venuta a creare in questi anni, quelle che sono state le scelte degli elettori, verso dei modelli precostituiti. Non penso che un legislatore, su temi così delicati, possa permettersi di fare un intervento di questo tipo. Credo che non debba. E per questo penso che il principio di libertà dell’associazione, che rientra in un più generale principio liberale, sia stato giustamente seguito dal relatore nella redazione del testo unificato e sia ulteriormente migliorato nel corso dell’esame in Commissione. Per questo motivo credo che il testo sia condivisibile: sia sotto il piano sostanziale, perché si è detto che partiti, movimenti, che chiedano o meno finanziamenti pubblici, devono rispettare le regole del nostro ordinamento, quelle fondamentali, la Costituzione, e quindi rispettare il principio del metodo democratico in senso generale, un principio che peraltro già si applica ai partiti a prescindere da quello che si scrive in questa norma in virtù della giurisprudenza che è ormai consolidata da anni, e, dall’altro, le norme del nostro codice, le quali prevedono che, nel campo delle associazioni e delle organizzazioni collettive per il perseguimento di determinati interessi, o vale quanto previsto negli accordi associativi, o vale quanto previsto dalle norme del codice, che entrano, per l’appunto, in assenza di altre disposizioni.

Noi abbiamo – grazie a un emendamento proposto da Scelta Civica – esplicitato questo principio, che è un principio fondamentale perché sgombra il campo da un rischio e da un certo tipo di contestazione ossia che si cerchi di dire: ma esistono delle regole, non si sa bene scritte dove, che si applicano a questo Movimento, e quindi non si applicano i principi generali dell’ordinamento. Si è detto: non c’è bisogno perché è già così. La realtà è che abbiamo visto, in questi giorni e anche nelle vicende che hanno occupato i giornali del MoVimento 5 Stelle, una disputa precisamente su questo tema, e cioè se esistono delle regole su un’espulsione oppure no. Bene, se quelle regole non esistono, in qualsiasi Paese normale esistono delle norme dell’ordinamento che si applicano e che dicono chi decide: nel nostro, l’assemblea degli iscritti. Il MoVimento 5 Stelle ha votato a favore di questa norma, quindi evidentemente concorda col principio, o forse ha ritenuto di non poter non concordare con questo principio, perché sarebbe stato difficile da spiegare, ma è positivo comunque che questo principio venga introdotto in modo chiaro.

L’altro principio sostanziale, introdotto sempre grazie a una nostra proposta, è stato quello che regola il simbolo, perché ci sono state, nella storia del nostro Paese, situazioni assurde riguardanti il simbolo, in cui non si sapeva di chi era, in cui c’erano fondatori di partito che scappavano con il simbolo se venivano messi in minoranza, ecco, questo tipo di situazioni forse si realizzerà ancora, ma almeno abbiamo una norma chiara che dice che al simbolo si applicano le norme sul nome contenute nel codice civile e che, se non c’è una norma espressa che regola di chi è il simbolo, allora il simbolo è del partito e decide l’assemblea degli iscritti. Anche qui, è una questione di civilizzazione del sistema: non si sta incidendo, come qualcuno ha cercato di dire all’inizio del dibattito, sulla libertà dei partiti. E il corollario necessario di queste regole fondamentali è il principio di trasparenza, che è stato introdotto in maniera chiara ed esplicita, per cui si introduce – e qui torniamo al metodo democratico – quella che è la vera tutela del cittadino che partecipa alla politica, e cioè di sapere a cosa aderisce.

Non è ammissibile che qualcuno partecipi a un partito o movimento politico e poi, magari, scopra, dopo due anni di preparazione di una lista, che non ha diritto di presentare quella lista perché un organo non meglio specificato può dirgli di non farlo. Noi abbiamo introdotto delle regole e introdurremo delle regole che stabiliscono che, se esiste qualcuno che può impedirmi di presentare una lista con decisione unilaterale, anche magari via mail, questa cosa deve stare scritta, pubblicata, deve stare su un sito e deve essere facilmente accessibile. Il primo elemento di libertà di chi partecipa alla vita politica è l’informazione, e siccome oggi esiste un problema di informazione anche sotto forma di eccesso di informazione – perché anche su Internet si legge di tutto, chi cerca di capire le regole di determinati partiti e movimenti, molte volte ne trova cinque o sei versioni –, è fondamentale che ci sia una pubblicazione ufficiale di questi dati.

 Per cui il principio di libertà di associazione e di libertà nella partecipazione alla vita politica, a cui facevo riferimento prima, richiede come corollario necessario un’attuazione ferma del principio di trasparenza, perché nessuna scelta politica può essere libera se io non ho un’informazione chiara.

L’altro aspetto importante – è stato già ricordato – è quello della trasparenza economica. Io credo siano stati sottovalutati, nei vari interventi, i miglioramenti che questo testo porta alla disciplina del finanziamento privato, alla trasparenza sul finanziamento privato: vengono incluse norme che riguardano i candidati, vengono migliorate le norme sulle donazioni di piccola entità, che, per sgombrare il campo, erano già nominative. Le donazioni anonime sono già vietate: questa è una cosa che, qui, nel dibattito, viene continuamente portata come esempio di mancato intervento che si poteva fare. La norma esiste già, ossia l’obbligo di prendere i dati e le generalità di chi fa donazioni di qualsiasi importo, che poi sia stata poco attuata questo è un altro paio di maniche, ma sicuramente non era quello il tema, il tema era migliorare le modalità di comunicazione e trasmissione delle informazioni e, ripeto, estendere la trasparenza sui candidati.

Queste erano due delle contestazioni che il GRECO, l’organo del Consiglio europeo anticorruzione, ci aveva specificamente contestato e che anche nei nostri emendamenti c’erano. Si poteva, a nostro modo di vedere, fare di più sul tema delle fondazioni, avevamo presentato degli emendamenti e speriamo che in Aula si possa trovare un accordo. È evidente che è difficile definire cosa sono le fondazioni strettamente politiche e quelle che sono fondazioni di carattere culturale, però secondo noi un ulteriore sforzo dovrebbe essere fatto.

In conclusione, questa legge non è, come è stato detto in particolare dai rappresentanti di Sinistra Italiana, un passaggio quasi irrilevante. Credo che in questa critica, nella critica che dice « si doveva fare molto di più, si dovevano introdurre regole molto più severe, molto più strette, molto più dirigiste su come deve essere fatto un partito », come dire, si nasconda un equivoco, e cioè quello che l’allontanamento dalla politica in questi anni sia stato dettato da come sono strutturati i partiti.

L’allontanamento dalla politica in questi anni è stato dovuto, se mai, a come si sono comportati una parte degli esponenti dei partiti. Io credo che sia un tema culturale, non un tema organizzativo. Se i nostri rappresentanti politici, se noi inizieremo a essere più vicini ai cittadini, a tornare a fare politica – che non è la politica sul territorio da incontro semplicemente per fare quattro chiacchiere, ma occuparci dei temi, a stare magari un po’ meno su Facebook e un po’ più in giro a studiarci le questioni –, se ci saranno riunioni più partecipate, ossia mirate a temi concreti, magari non soltanto per fare un comunicato cinque minuti dopo – che, peraltro, nessuno dei cittadini che si allontanano dalla politica, legge –, ecco questi sono i comportamenti che potranno forse portare e potrebbero portare a un avvicinamento alla politica.

Pensare che se si scrive un bello statuto, che se si fanno norme più precise, che se si impone la personalità giuridica, questo contribuisca a riportare i cittadini a una partecipazione più attiva alla politica è un’illusione completa. Lo dimostra il fatto che noi abbiamo fatto una riforma, la riforma del finanziamento pubblico, che ha introdotto dei requisiti di statuto che hanno adottato tutti. Forza Italia è stato al centro di grande polemiche sullo statuto o sul non statuto, su che cosa prevedeva lo statuto. Lo statuto di Forza Italia è cambiato ? Non credo che sia cambiato l’atteggiamento dei cittadini da prima a dopo perché ha depositato uno statuto che rispetta le regole del decreto Letta. Ho preso Forza Italia come esempio perché era stato oggetto di polemica ma, voglio dire, non credo che nessuno dei cittadini sappia neanche cosa è stato scritto di nuovo negli statuti a seguito del decreto Letta perché la funzione di quella legge era di regolamentare il finanziamento pubblico e giustamente si introducevano quelle regole ma non hanno riavvicinato i cittadini. Questi ultimi si possono riavvicinare alla partecipazione democratica con una diversa qualità della selezione dei candidati, con un diverso comportamento degli eletti, con un’attività di maggiore coinvolgimento delle strutture territoriali di partito, magari anche con comportamenti eticamente meno reprensibili. Questa è la scelta che deve fare la politica, che non ha a che fare con la regolamentazione dei partiti, ha a che fare con il comportamento di chi fa politica.

La regolamentazione dei partiti deve servire ai cittadini a capire con chi hanno a che fare, a sapere quali regole si applicano, a determinare le regole che si applicano, secondo un principio fondamentale, la libertà di associazione, che è quello su cui si basa davvero l’articolo 49 della Costituzione