Partecipate, presentati i piani di dismissione dei Comuni. Via quelle inutili e fonte di sprechi

In questi giorni sta diventando realtà il taglio delle partecipate. Un tema su cui mi sono molto impegnato sin dal 2013, con una proposta di legge trasformata in emendamenti poi approvati nella legge di stabilità 2015.

E’ passato un po’ di tempo, ma finalmente i comuni stanno dismettendo le loro partecipazioni più disparate (aeroporti, fiere, società sportive, pompe funebri, centri termali).

Un taglio di sprechi importante perché lo Stato deve essere presente solo dove serve (e deve funzionare).

 

LA SITUAZIONE DEI TAGLI REGIONE PER REGIONE

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Situazione differenziata da regione a regione

La «razionalizzazione» – come ricostruito nel dossier nel Sole 24 Ore – riguarderà poco meno di una partecipata su tre, ma con intensità diverse da zona a zona. Le percentuali medie crescono nelle Regioni del Centro-Sud, con i capoluoghi di Molise, Campania e Lazio che prevedono di tagliare più di metà delle loro partecipate mentre in Emilia-Romagna,il riordino riguarderà solo un’azienda su cinque. Scenari molto diversi anche considerando le singole città: a Roma il piano prevede 18 operazioni tra cessioni e liquidazioni su 31 società, mentre a Milano tra le 15 partecipazioni dirette si prevede solo un addio, a Navigli Lombardi, e una fusione a tre.

 

Via dagli aeroporti

Il Comune di Roma esce dall’aeroporto di Fiumicino, Torino lascia Caselle, Napoli vende la partecipazione in Capodichino mentre Verona liquida Areogest, la società che gestisce le quote pubbliche del Valerio Catullo, e Treviso saluta lo scalo di Venezia. Ma oltre che sugli aeroporti, la scure delle amministrazioni comunali si dovrebbe abbattere anche su molte partecipazioni in fiere, autostrade e agenzie territoriali.

 

Stop alle partecipate-poltronifici

I tagli più netti riguardano le partecipate-poltronifici,  quelle prive di un vero ruolo economico e che non svolgono servizi pubblici essenziali. I parametri fissati dal nuovo Testo unico per individuare le partecipazioni di cui le Pa devono liberarsi, infatti, impongono il taglio (con liquidazioni o fusioni) delle partecipazioni nelle aziende con meno di 500mila euro di fatturato, oppure con più amministratori che dipendenti, e in quelle che hanno chiuso in perdita quattro bilanci negli ultimi cinque, anche se quest’ultimo criterio vale solo fuori dai servizi pubblici locali.

Stando ai dati del Mef ci sarà tanto da sforbiciare considerato che 1.609 società controllate dagli enti locali hanno meno di 10 dipendenti, e in tre casi su quattro hanno un valore della produzione sotto i 100mila euro all’anno.