Vitalizi, giusto pagare bene parlamentari ma no a privilegi sproporzionati e irragionevoli

Per la Corte Costituzionale sono possibili interventi sui vitalizi passati purché nel rispetto di principi di ragionevolezza e proporzionalità. Il lavoro dei parlamentari va pagato ma alcuni privilegi sono ormai insostenibili e assolutamente sproporzionati.

 

 IL VIDEO DEL MIO INTERVENTO ALLA CAMERA

 

 

IL TESTO INTEGRALE DEL MIO INTERVENTO

A me sembra che questo dibattito, che sicuramente è stato caratterizzato, a partire dall’intervento dell’onorevole Toninelli, da accenti inaccettabili nei confronti del Parlamento, della storia di questo Paese, dei parlamentari di questo Paese, però sia viziato, da parte di chi è contrario a questa legge, da una serie di argomentazioni, come posso dire, assolute, inderogabili, che sono semplicemente false, sbagliate.

Io sono stato, credo, il primo a portare in Aula un voto su questo argomento, portando degli emendamenti alla riforma costituzionale che prevedevano l’introduzione di un principio di ragionevolezza e di proporzione ai contributi e alla durata del mandato, proprio perché sono consapevole che esiste una giurisprudenza interpretabile su questo tema; non quella che ha descritto prima l’onorevole Sisto o l’onorevole Brunetta, che sembra una giurisprudenza tarata su questa legge, che la dichiara incostituzionale, perché la Corte costituzionale non ha mai detto che non si può intervenire retroattivamente. Anzi, ha detto che si può, stabilendo dei criteri di ragionevolezza, di equità, di proporzionalità, e poi su quelli si può discutere, ma ricordo ai colleghi di Forza Italia che l’esperto da loro portato in Commissione ha detto chiaramente – e lo ha anche scritto – che un intervento sui vitalizi passati è possibile e conforme alla Costituzione, se ragionevole e basato su dei principi equi e proporzionati.

Quindi, almeno agli esperti che uno ha chiesto, ha convocato, che rispetta, sarebbe dovuto un certo rispetto; invece, sembra che chiunque porti avanti questa legge sia un criminale che vuole assassinare la Costituzione, e quindi ci includiamo anche il professor Caravita, che ha avuto l’ardire di dire questo in Commissione.

Ripeto, esiste questa giurisprudenza, una giurisprudenza che io non ho mai condiviso personalmente; ho sempre sostenuto che il principio di equità e il principio di ragionevolezza non possono giustificare dei trattamenti pensionistici che sono assurdi sia in termini assoluti sia in rapporto al momento che si vive. E qui vorrei dire all’onorevole Adornato, che ci ha parlato dei costituenti: i costituenti nel 1948 prendevano l’equivalente di 1.200 euro di indennità; in euro, l’equivalente attualizzato, sono stati fatti questi conti, non è difficile. E i nostri parlamentari hanno continuato a prendere somme di questo tipo per molti anni, fino più o meno al 1960; a quell’epoca, e ci sono dei calcoli che abbiamo visto per prepararci, per cercare di capire quello che è successo, negli anni Sessanta, con il boom economico, il rapporto tra quello che prendeva un parlamentare e un operaio, un impiegato, era da uno a cinque.

Nel 2000 è diventato da uno a dieci. Ora, non credo che l’attività del parlamentare nel 1963 fosse un’attività molto più costosa di quella del 2000. La verità è che la politica, a un certo punto, ha preso una deriva per la quale ha continuato ad aumentarsi indennità, prebende, pensioni.

Questo non significa avercela con il Parlamento, io sono molto rispettoso delle prerogative dei parlamentari e sono contrario a chi dice che un parlamentare va pagato quanto un impiegato di primo livello, perché il rispetto per i parlamentari ci deve essere; ce lo dobbiamo guadagnare, ma ci deve essere. È una funzione importante, non credo sia giusto pagare un parlamentare meno di un magistrato o meno di un professore universitario, credo che sia sbagliato; però non ha senso che il vitalizio, che dovrebbe avere come funzione quella di mantenere chi si è dedicato alla politica e ha rinunciato a una pensione da lavoro tradizionale, non ha senso che quel tipo di trattamento porti a un tenore di vita post Parlamento dieci volte quello di un operaio. Due, tre, quattro ci possiamo ragionare, cinque ci possiamo ragionare; dieci non ha nessuna logica.

E ricordo che il trattamento pensionistico dei parlamentari è stato tradizionalmente equiparato all’indennità, che ha avuto negli anni, per moltissimi anni, un valore che andava, ripeto, in equivalenti dai 1.200 ai 2.000 ai 2.500 euro; poi, a un certo punto, c’è stata l’esplosione che non ha nessuna giustificazione storica, e non ha nessuna giustificazione storica in un momento in cui la sofferenza sociale è, evidentemente, ai massimi rispetto a qualche anno fa, ai tempi, soprattutto, del boom economico a cui faceva riferimento prima il presidente Brunetta.

In questo contesto, un sacrificio, chiedere un sacrificio a chi prende troppo è giusto. Ora, lo dico tranquillamente, avrei preferito una legge discussa in un altro modo e in un altro contesto, senza le pressioni mediatiche che indubbiamente ci sono state e anche con delle correzioni di merito che, dato il contesto politico, non è stato possibile discutere.

Però, trovo, francamente, inaccettabile, riscoprire questa attenzione alla macelleria sociale dei pensionati, da parte di molti colleghi, in quest’Aula, stranamente, quando si viene a discutere di vitalizi, di questi temi che non hanno nulla a che vedere, perché la Costituzione ha tante altre tutele, tra cui quella della pensione “dignitosa”, che è un principio che spesso si dimentica, si è dimenticato troppo spesso, che viene ignorato rispetto ai giovani, perché la vera macelleria sociale la stiamo facendo rispetto a quelli che verranno.

Ecco, io credo che sia, in questo momento, importante, per la nostra classe politica, dare un segnale; non vuol dire sminuire il Parlamento, non vuol dire andare dietro a chi lo insulta e insulta le istituzioni, come fa, quotidianamente, il MoVimento 5 Stelle; significa cercare di rispondere a un’esigenza, non inventandosi cosa dice la Costituzione, non inventandosi dei compensi stratosferici dei nostri costituenti nella storia; la verità è che c’è stata un’indigestione, nel periodo tra gli anni Novanta e gli anni Duemila, che ha portato a un’esplosione di questi compensi; si sta cercando soltanto di dire che bisogna ricondurre tutto questo a livelli ragionevoli.