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Tortura, norma serve ma astensione perché testo confuso e peggiorato dal Senato

IL TESTO INTEGRALE DELLA MIA DICHIARAZIONE DI VOTO

Il gruppo Civici e Innovatori, si asterrà sul provvedimento in esame perché, come ho avuto modo di dire oggi intervenendo sull’articolo 1, è un provvedimento che ha sofferto in modo drammatico del nostro sistema bicamerale e di una mancanza di coordinamento tra le due Camere che fa veramente specie. Noi avevamo detto fin dall’inizio che è una disposizione necessaria.

Contrariamente a quello che ho appena sentito da vari colleghi, introdurre il reato di tortura nell’ordinamento non è affatto un atto contro le forze dell’ordine. Queste ultime ovviamente hanno il dovere di rispettare la legge; il codice penale prevede già – è giusto che sia così – che chi abusa dei propri poteri venga punito più severamente perché maggiore è la responsabilità di chi ha questo tipo di compiti e quindi dire “noi siamo per le forze dell’ordine”, “noi siamo i difensori delle forze dell’ordine” e poi perdere tempo a introdurre al Senato, come è stato fatto, un’estensione della Convenzione di New York anche ad altri soggetti – aggiungo che anche i genitori probabilmente sono compresi in questa norma o almeno non è chiaro – è perfettamente inutile perché non è che aiuti le forze dell’ordine ma semplicemente aumenta la confusione.

Inoltre ci asterremo perché il testo della proposta di legge è stato peggiorato drammaticamente al Senato con una confusione oramai assoluta e si è scelto di non modificarlo nuovamente. Noi siamo per introdurre questa norma ma siamo per introdurre una norma che funzioni.

Dunque, vediamo perché questa proposta di legge non funziona: al Senato è stato inserito un numero folle di requisiti, incisi, presupposti, precisazioni. Si dice che viene punito “Chiunque con violenze o minacce gravi” – e qui ci siamo – “ovvero agendo con crudeltà,” – e non si capisce se è un’alternativa e se si può commettere violenze e minacce senza crudeltà e già questo non è chiaro – poi si dice: “cagiona acute sofferenze fisiche” – questo era nella Convenzione di New York perché è un concetto chiaro e poi si dice “o un verificabile trauma psichico a una persona”: ora se la violenza e le minacce sono gravi è possibile che non ci sia un trauma psichico? Chi lo verifica, come si fa a sapere: se io sono particolarmente calmo e non subisco un trauma psichico non è tortura pure se non sono stato picchiato? Che requisito è? È un ennesimo requisito per rendere difficile l’applicazione della norma introdotto su richiesta in questo caso della parte di destra della maggioranza.

Inoltre, per cosa si può essere puniti? Per aver commesso questi atti a “una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa”. Nel momento in cui l’agente non è più un pubblico ufficiale o un rappresentante delle forze dell’ordine si introducono, ad esempio, come dicevo prima, sotto le parole “vigilanza, potestà e controllo” i genitori. Ora nel caso dei genitori ci sono una serie di reati già previsti e il reato di tortura probabilmente è ultroneo: non ha molto senso prevederlo perché ci potrebbero essere un’enorme quantità di situazioni in cui si arriva a denunce infondate, eccetera, tanto che chi si è occupato della tortura a livello internazionale non si è sognato di metterlo nella Convenzione di New York.

Poi, fatto questo elenco, arrivati a un certo punto, si dice: “è punito con la pena della reclusione da quattro a dieci anni” e qui uno spererebbe di aver finito. Benissimo, dopo tutta questa elencazione complicatissima arriva la sanzione: no, perché poi si dice che “viene punito solo se il fatto è commesso mediante più condotte” e qui non si capisce questa introduzione, sinceramente è la parte più inspiegabile: una collega ha presentato un ordine del giorno.

È chiaro che un singolo comportamento non particolarmente violento, non particolarmente brutale non può diventare tortura, però il requisito delle multiple condotte non è chiaro perché non si capisce, ad esempio, se atti ripetuti nello stesso momento sono una singola condotta o più condotte. Se io uso violenza più volte nell’arco di un’ora sto parlando di più condotte o di una condotta sola? Anche qui, confusione assoluta. È stato opposto dal relatore oggi che sì, ma si dice che, se non è commesso con più condotte, potrebbe essere anche punibile se comportasse “un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.

Ora, le violenze e le minacce sono sempre degradanti o non sono degradanti? Non sono sempre degradanti o inumane: pertanto si potrebbero avere situazioni in cui un singolo atto di violenza commesso su una persona sotto custodia, un singolo atto di tortura – pensiamo ai casi tipo waterboarding o atti di questo tipo – che può essere anche commesso una volta ma che è universalmente riconosciuto come tortura, si deve entrare nella discussione se è inumano o degradante, per punirlo come tortura? Io non credo. Credo che fosse inutile ed infatti questa precisazione nella Convenzione New York nessuno si è sognato di mettercela. Si cerca di definire la tortura – un concetto che nella generale cognizione delle persone è abbastanza chiaro – inserendo una serie di requisiti, presupposti, limiti, estensioni tale per cui al povero giudice a cui oggi si voleva limitare l’interpretazione viene affidato un compito che non è di cercare di capire se è stata commessa tortura ma se ci sono state violenze o minacce, se sono state plurime condotte; se non sono state plurime condotte allora era un comportamento inumano o lesivo della dignità?

È un lavoro improbo, che non è identificare se c’è stata tortura. Si doveva tornare al Senato e ci si doveva tornare previa discussione politica nei partiti. Su questo concetto è inammissibile che il Partito Democratico e Alternativa Popolare abbiano tenuto nelle due Camere un atteggiamento totalmente diverso senza nemmeno consultarsi su quello che avveniva. Il resoconto del Senato dà sostanzialmente degli incompetenti a quelli della Camera, dicendo che hanno scritto delle cose assurde.

Noi abbiamo scritto che quello che viene dal Senato nella I Commissione è probabilmente incostituzionale in un’altra parte, quella che dice che, se dalle condotte di tortura deriva come conseguenza non voluta la morte, la pena è trent’anni. Punto! Senza deroghe, senza minimi e senza massimi. Al Senato è stato motivato, dicendo: per il sequestro di persona è così. È vero, ma è stata dichiarata incostituzionale, perché mancavano delle sanzioni proporzionate nei casi di più lieve entità. E se la più lieve entità, nel caso di sequestro, è un concetto vago, perché il sequestro quello è – se c’è un sequestro di persona, io ho contribuito a un sequestro -, nel caso delle violenze, delle minacce e di questo tipo di comportamenti, c’è un’infinita serie di gradazioni. Per cui, io posso avere commesso un atto, in astratto e in concreto rientrante nella nozione di tortura, ma dal quale, in mille casi, non deriva la morte e c’è stato un evento particolarmente casuale. Possiamo dire: da quindici a trent’anni, da venti a trent’anni. Ricordo che la pena minima per l’omicidio volontario è ventun anni. Allora, si arriva all’assurdo. Abbiamo inserito delle condizioni, sono state nel parere della Commissione Affari costituzionali e sono state ignorate.

Da ultimo, qui, dalla parte di coloro che tendono ad aumentare la responsabilità, è stato tolto nella norma che esclude le immunità – diplomatiche, per semplificare, o comunque le immunità degli atti di tortura – il riferimento a “salvo il diritto internazionale”, che si applica comunque – segnala l’Assemblea – e, quindi, è una esclusione assurda. Ma anche qui abbiamo segnalato che era stato inserito e al Senato è stato tolto.

Io non voglio fare il ping pong di puntiglio: siamo meglio noi; è meglio il Senato. Mi piacerebbe che, su una norma così importante, non si fosse costretti dal fatto che ci sono associazioni, prese di posizione, lettere internazionali, che dicono fate il reato di tortura, soprattutto perché è pieno di lettere di questo tipo che dicono: rimandatelo al Senato e correggetelo, perché così non funziona.

Abbiamo appena vissuto un caso, nel quale noi ci siamo opposti ferocemente al rinvio al Senato della legge sulla concorrenza, che era un tema dove sono stati rinviati al Senato, come fondamentali, dei temi ben meno rilevanti di questo e che si potevano correggere dopo. Approvare una legge, che scontenta i giudici, che scontenta le associazioni dei diritti umani e che scontenta le forze dell’ordine – in alcuni casi a torto, in alcuni casi a ragione, perché, ad esempio, non è stato rispettato neanche quello che abbiamo inserito nel parere della I Commissione – ecco, questo noi crediamo che sia un errore. E per questo, per dare dall’altro lato un segno della nostra differenza, rispetto a chi dice che il reato di tortura non serve ed è contro le forze dell’ordine – che è una posizione ridicola -, per questo ci asterremo.