Spiagge, si discute legge grazie a Europa. Forza Italia dice no a ogni proposta liberale

In questa legislatura una pregiudiziale non la si è negata a nessuno, quindi non poteva non arrivare sui balneari, e il gruppo di Civici e Innovatori voterà sicuramente contro. Voteremo contro perché pensiamo che sia totalmente infondata sotto il profilo costituzionale e perché riteniamo che questa legge debba andare avanti. Le spiagge sono un settore sul quale il PdL prima e Forza Italia poi hanno dato il meglio, opponendosi a qualsiasi tipo di forma di liberalizzazione.

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È abbastanza buffo che sia stato detto che la procedura di infrazione è finita nel 2012 per una delega non esercitata: nel frattempo era cambiato il Governo, erano accadute una serie di altre cose ed è per questo che è stata revocata la procedura d’infrazione. E, d’altra parte, non è una sorpresa perché ogni volta in cui si parla di qualcosa che somiglia a liberalizzazioni, privatizzazioni, gare e atti di questo tipo per qualche strano motivo il partito della rivoluzione liberale è sistematicamente contrario. Io non sono sorpreso che la Lega Nord voglia le concessioni per l’eternità, che non voglia le gare, eccetera; invece il fatto che quello che si definisce da sempre un partito liberale non le voglia è un po’ più sorprendente.

Noi pensiamo che, invece, un partito liberale dovrebbe dire: apriamo il mercato; facciamo entrare nuove energie, i più bravi, i più meritevoli, i più innovativi; consentiamo di restare a chi deve recuperare investimenti veri, non investimenti a prescindere da quali siano e soprattutto ricordiamoci che stiamo gestendo qualcosa che è dei contribuenti. Ricordo a me stesso e all’onorevole Bergamini, che ha presentato la questione pregiudiziale, che lo Stato italiano incassa 103 milioni l’anno sui canoni demaniali che fanno 6 euro al metro quadro l’anno: questa è la media che si incassa da questo tipo di attività che fattura svariati miliardi (si dice 10 miliardi in alcuni studi, non c’è una cifra precisa ma questo è il tipo di cifra). Ripeto: 6 euro al metro quadro di una spiaggia che è nostra, è dei contribuenti, non è un diritto.

Ho sentito dire sempre all’onorevole Bergamini che c’è il rischio di un’espropriazione ma si espropriano le cose proprie: le spiagge non sono beni di coloro che sono titolari di una concessione. Si chiama concessione perché noi le concediamo: questo sfugge come concetto. In realtà il disegno di legge fa dei passi nel senso della liberalizzazione ma fa passi timidi. Noi pensiamo che se ne dovessero fare di più coraggiosi e – lo dico anche ai nostri alleati del Partito Democratico e di Alternativa Popolare – avremmo preferito che si facessero sforzi maggiori nel senso dell’apertura al mercato e della trasparenza.

Ci sarà la trasparenza sui canoni che saranno finalmente resi disponibili on line grazie a un nostro emendamento che era più ampio: anche nel caso della trasparenza, si faccia la trasparenza ma facciamone un pezzettino. Ecco si poteva fare molto di più in questo senso. Ma comunque è un passo del tutto costituzionale.

La questione pregiudiziale è palesemente infondata, oltre ad essere a rischio plagio perché riflette parola per parola il parere del Comitato per la legislazione che si poneva il problema opposto cioè dell’aderenza alla giurisprudenza comunitaria e alla sentenza della Corte Costituzionale perché, quello sì, è il rischio: il Governo nell’esercizio della delega dovrà stare attento a rispettare i principi di tutela della concorrenza, di non discriminazione, di libertà di stabilimento che sono principi che, grazie a Dio, nel nostro ordinamento esistono grazie alla normativa europea e – lasciatemi il gioco di parole – in questo tipo di settore meno male che l’Europa c’è.