Partecipate, trasparenza nelle nomine e nei risultati

Scelta Civica ha sempre portato avanti una serie di iniziative nei confronti del Governo e in Parlamento sulla partecipate. Abbiamo fatto proposte per tutta la legislatura. Una parte di queste proposte è stata recepita già nell’ultima legge di stabilità con l’obbligo di chiudere le società con più amministratori che dipendenti. Altre disposizioni sono state raccolte nella delega Madia e speriamo che ne vengano raccolte ancora di più nel decreto legislativo. Siamo anche il partito che è riuscito a far inserire nell’articolo 97 della Costituzione il principio di trasparenza dell’organizzazione della pubblica amministrazione.

  Quindi, è evidente che su questo tema non possiamo che essere d’accordo su quello di cui si discute oggi. Per noi la trasparenza è sicuramente un valore fondamentale, lo è tanto più in un Paese in cui la fioritura di società partecipate è stata sterminata negli ultimi anni. Il problema non è solo – rispondendo a quello che diceva poco fa l’onorevole Guidesi – se le società statali e quelle locali vanno bene o vanno male: un tema fondamentale è cosa fanno, nel senso che, a prescindere dagli utili, ci sono società partecipate che gestiscono supermercati, ci sono le farmacie comunali; ci sono una serie di attività che non sono servizio pubblico in senso stretto ma vengono svolte da società partecipate, spesso per di più perdendo soldi. Le società immobiliari e quelle di consulenza sono quelle che perdono più soldi di tutti, insieme a quelle sul trasporto pubblico locale. Quindi, bene ha fatto il Governo che, in legge stabilità, ha presentato una serie di proposte che prevedono anche la trasparenza dei risultati, altro tema importante, perché molto spesso non si sa come vadano come società.

  Sulla trasparenza delle nomine, credo che il richiamo fondamentale sia quello che in questi giorni è molto di moda in merito ai criteri di scelta di chi gestisce la cosa pubblica e i soldi pubblici. Noi abbiamo un principio generale che dice che i funzionari pubblici vengono scelti per concorso ma le società partecipate sono società di diritto privato, quindi, ovviamente non c’è un concorso pubblico in senso stretto, ma spesso svolgono funzioni che sono tipicamente pubbliche, tant’è vero che lavorano su base di concessione. Quindi, vi è indubbiamente un gap enorme di trasparenza tra quello che avviene quando si sceglie chi deve gestire un determinato ruolo all’interno della pubblica amministrazione e quando si scelgono gli amministratori. In questo senso, le norme sui compensi che sono state introdotte sono sicuramente importanti, ma ancora più dei compensi è importante capire come è stato scelto e come lavora chi prende un determinato compenso. Sui risultati, nella legge di stabilità ci sono norme sicuramente positive e interessanti, sulle procedure credo che si dovrebbe prendere esempio da altri Paesi – penso all’Inghilterra –, dove, quando si fa la nomina di rappresentanti in società partecipate dal Governo e dagli enti locali, c’è una procedura che non è una gara e non è un appalto ma semplicemente si sa chi sono candidati, c’è un periodo per le osservazioni, dopodiché si arriva alla nomina. Questo anche per evitare le polemiche successive. Io non sono un amante delle incompatibilità. In questi anni abbiamo inserito una serie di divieti dicendo che non si può fare l’amministratore degli enti locali se si è ricoperto un determinato ruolo e poi segue una lista di attività vietate. È sempre il meccanismo preferito nel nostro sistema giuridico, quello di favorire il divieto rispetto al controllo; io, invece, sono un fautore del controllo: bisogna controllare come lavora chi viene messo in una determinata posizione. In questo senso, ancora una volta, prima l’onorevole Guidesi faceva riferimento alle liberalizzazioni che non funzionano: mi permetto di dire che, se una liberalizzazione non funziona perché un’azienda lavora male e quell’azienda continua a lavorare male, la colpa è dell’amministrazione prima di chiunque altro, perché da noi si è persa la cultura del controllo e quindi la pubblica amministrazione preferisce dire «me lo tengo in casa e lo gestisco io», piuttosto che prendersi la responsabilità di fare una gara.

  Prima si diceva che, se l’azienda del territorio fa pagare meno, vincerà la gara, se invece fa pagare molto di più ce la si tiene perché si preferisce tenere l’azienda nel territorio rispetto a una sana concorrenza, ma secondo me si fa un danno ai cittadini. Anche sugli utili: vanno benissimo le aziende che fanno utili, c’è però il vizio di moltissime aziende municipalizzate di fare utili e poi, invece di abbattere le tariffe, li distribuiscono al comune che ci fa le sagre e le feste di paese per il consenso elettorale. Questo è diffusissimo in determinate regioni d’Italia. Noi abbiamo cercato di introdurre un divieto e di dire che le società che forniscono servizi pubblici locali, se fanno utili, li devono reinvestire o li usano per abbattere le tariffe. Abbiamo recentemente esperienze nel collegio dove sono eletto, a Pavia, di aziende che svolgono appunto servizi pubblici locali dove ci sono stati utili e i soldi di queste aziende all’inizio sono stati dati in distribuzione ai comuni per motivazioni come queste e, poi, alla fine è stato direttamente rubato 1 milione e mezzo di euro. Quindi, il tema della trasparenza è un tema rilevantissimo, perché riduce le polemiche, perché evita le contestazioni successive; evita di trovare articoli magari assurdi su una persona che merita per il curriculum e le sue qualità ma si dice: perché non è stato chiamato quell’altro ?

  Se si facessero procedure in cui si dice chiaramente chi è stato valutato e poi su quelle basi si arrivasse alla scelta sarebbe nell’interesse di tutti e, soprattutto, dell’immagine della pubblica amministrazione. Tema non indifferente, si valorizzerebbe il merito, perché di fronte ad un confronto con l’opinione pubblica sulla qualità dei candidati scene tipo la nomina in determinate partecipate della persona di estrazione puramente politica senza alcuna qualifica non si verificherebbe più perché nessuno avrebbe il coraggio di farlo.

  La trasparenza preventiva è un valore molto importante. Ad esempio, nella legge di stabilità ad esempio si è detto sui contratti che, come condizione di pagamento, bisogna aver rispettato gli obblighi di trasparenza. Ecco, io credo che anche per le nomine bisognerebbe prevedere lo stesso meccanismo, ossia che una nomina non diventa efficace fino a che il meccanismo di scelta non è stato reso trasparente e penso anche che, siccome questo tipo di atti sono atti di alta amministrazione, non si può pensare di avere il ricorso al Tar per decidere continuamente, salvo in casi clamorosi, se era meglio l’uno o l’altro, il giudizio pubblico, inteso come giudizio della comunità, possa essere importante. Anche perché l’obbligo di motivare la decisione esiste eccome, e quindi occorre evitare situazioni, come altre che si sono verificate, di società molto importanti in cui poi sono state contestate le nomine.

  Una ultima considerazione sui lavori parlamentari. Ne parlai a suo tempo anche con il gruppo del Movimento 5 Stelle. Credo che questa discussione cada in un momento sbagliato, nel senso che noi abbiamo affrontato la discussione sulla legge sulla pubblica amministrazione, avremo la discussione sui decreti legislativi di attuazione, abbiamo una serie di norme, a partire dalla legge di stabilità, che contengono disposizioni sulla trasparenza, e noi oggi stiamo dedicando una buona dose di tempo parlamentare su una cosa che abbiamo discusso e discuteremo ampiamente nei prossimi mesi su base normativa. Quindi, pur ringraziando il Governo, noi come partito su questo tema ci siamo sempre stati e continueremo ad esserci. Ovviamente, una volta che la discussione è iniziata, abbiamo scelto di presentare una mozione che era ben più corposa, ma che, per motivi di omogeneità dei contenuti, è stata smagrita. Avremmo preferito fare questa discussione forse qualche tempo fa o farla direttamente sui provvedimenti che avranno una efficacia diretta nel nostro Paese.