Norme più severe per le false comunicazioni sociali

La mia proposta di legge ha l’obiettivo di modificare la disciplina vigente, adottando un’impostazione più coerente con gli standard internazionali e con l’esigenza di reprimere duramente un fenomeno particolarmente pericoloso per la frequente relazione esistente tra le false comunicazioni sociali e i reati corruttivi e quelle di evasione fiscale. Si punisce la condotta di false comunicazioni sociali non solo quando viene causato un danno, ma anche quando l’esposizione di informazioni false o l’omissione di informazioni previste dalla legge avvengono con modalità idonee a indurre in errore i destinatari.

 

PROPOSTA DI LEGGE

A.C. 1527

Modifiche al codice civile e al decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, concernenti le disposizioni penali in materia di società e consorzi

Presentata l’8 agosto 2013

 

 

 

Il dibattito sulla riforma delle norme del codice civile in materia di false comunicazioni sociali, più comunemente note come falso in bilancio, ha contraddistinto tutte le ultime legislature.

L’ultima modifica a questa normativa risale alla XIV legislatura, durante la quale il Governo, con la legge 3 ottobre 2001, n. 366, è stato delegato, tra l’altro, a riformare organicamente la disciplina delle società di capitali e cooperative e dei relativi illeciti. Il principio indicato come ispiratore della delega era quello di favorire la crescita delle imprese, adeguando la disciplina alle loro esigenze e riducendo l’ambito di punibilità delle condotte meno lesive. Alla delega veniva data attuazione con il decreto legislativo 11 aprile 2002, n. 61, in cui si sottolineava l’opportunità di limitare il numero delle fattispecie penali e al tempo stesso di coprire delle specifiche lacune del sistema penale.

Il decreto legislativo n. 61 del 2002, con riguardo al reato di false comunicazioni sociali, ha introdotto due diverse fattispecie, una, all’articolo 2621 del codice civile, di natura contravvenzionale, che punisce con l’arresto fino a due anni il falso puro e semplice e una, più grave, prevista dall’articolo 2622 dello stesso codice, che punisce con la reclusione da sei mesi a tre anni le false comunicazioni, quando queste, oltre a indurre in errore i destinatari, cagionino un danno patrimoniale alla società, ai soci o ai creditori. La disciplina vigente prevede, inoltre, la non punibilità quando il falso non abbia determinato un errore rilevante per entità e natura e specifiche soglie di rilevanza, al di sotto delle quali la condotta non è punibile (5 per cento del fatturato o 1 per cento del patrimonio, a condizione che la differenza non superi il 10 per cento).

La normativa in vigore è stata criticata da più parti, sotto molti profili. In generale, si è contestata la ricostruzione del falso in bilancio come reato di danno, anziché di pericolo, la riconfigurazione delle ipotesi meno gravi di reato sotto forma contravvenzionale, il contrasto con l’ordinamento europeo e internazionale, l’eccessivo ricorso alla procedibilità a querela, l’inopportunità di introdurre delle soglie di rilevanza, l’irragionevolezza del requisito dell’errore rilevante per entità o per natura.

La presente proposta di legge ha l’obiettivo di modificare la disciplina vigente, adottando un’impostazione più coerente con gli standard internazionali e con l’esigenza di reprimere duramente un fenomeno particolarmente pericoloso per la frequente relazione esistente tra le false comunicazioni sociali e i reati corruttivi e quelle di evasione fiscale. Il contenuto della proposta di legge è in linea con l’impostazione adottata nel testo (atto Camera 1777-A e abbinate) approvato dalla Commissione giustizia della Camera dei deputati nella XVI legislatura, con il parere favorevole del Governo e con il consenso di tutte le maggiori forze politiche, all’esito della discussione sulla proposta di legge atto Camera n. 1777 presentata dall’onorevole Di Pietro e altri.

In particolare, con la riforma sono sostituiti i citati articoli 2621 e 2622 del codice civile, eliminando la distinzione oggi esistente tra la forma più grave (delittuosa) e meno grave (contravvenzionale) di falso e introducendo, invece, due diverse fattispecie delittuose, una applicabile in via generale e una, più severa, applicabile alle sole società con azioni quotate nei mercati regolamentati.

Le nuove disposizioni superano molti dei problemi sollevati con riguardo alle norme vigenti.

Infatti, all’articolo 2621 si prevede la reclusione da uno a quattro anni per chiunque, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente esponga informazioni false ovvero ometta informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene.

La condotta è, dunque, punibile non solo quando determini un danno, ma anche quando l’esposizione di informazioni false o l’omissione di informazioni previste dalla legge avvenga con modalità che siano «concretamente idonee a indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari». Sono anche abrogate le disposizioni vigenti che escludono la punibilità quando il falso non determini un’alterazione sensibile della rappresentazione della situazione della società e quelle che subordinano la punibilità al superamento delle soglie di rilevanza più volte richiamate.

Il nuovo articolo 2622 rispecchia sostanzialmente quanto già descritto con riguardo all’articolo 2621, fatti salvi gli adattamenti necessari per l’applicazione della norma alle società quotate sui mercati regolamentati, e prevede, proprio per la natura degli interessi tutelati, la più severa sanzione della reclusione da uno a cinque anni).

Sono inoltre introdotte, rispettivamente con i nuovi articoli 2622-bis e 2622-ter, una circostanza aggravante, quando la condotta abbia causato un grave danno ai soci, ai creditori o alla società, e una circostanza attenuante quando il fatto è di particolare tenuità.

Infine, si propone la modifica dell’articolo 27 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, che regola la responsabilità dei soggetti responsabili della revisione legale, eliminando il requisito oggi esistente della consapevolezza della falsità e dell’intenzione di ingannare i destinatari. La fattispecie viene trasformata da contravvenzione in delitto e punita con la reclusione da uno a quattro anni.

Passando all’articolato, la proposta di legge si compone di due articoli.

L’articolo 1 prevede ai commi 1 e 2 la modifica degli articoli 2621 e 2622 del codice civile secondo quanto già illustrato. Il comma 3 prevede, invece, l’inserimento dei nuovi articoli 2622-bis e 2622-ter dello stesso codice che disciplinano, rispettivamente, l’aggravante e l’attenuante descritte.

L’articolo 2 sostituisce l’articolo 27 del decreto legislativo n. 39 del 2010, in materia di falsità commesse dai soggetti responsabili della revisione legale, con le modifiche già illustrate.

 

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PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

(Modifiche al codice civile).

 

  1. L’articolo 2621 del codice civile è sostituito dal seguente:

«Art. 2621. – (False comunicazioni sociali). – Fuori dai casi previsti dall’articolo 2622, gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori, i quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente espongono informazioni false ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo concretamente idoneo a indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione da uno a quattro anni.

La punibilità prevista del primo comma è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi».

 

  1. L’articolo 2622 del codice civile è sostituito dal seguente:

«Art. 2622. – (False comunicazioni sociali nelle società quotate in mercati regolamentati e nelle società che emettono e garantiscono strumenti finanziari). – Gli amministratori, i direttori generali, i dirigenti preposti alla redazione dei documenti contabili societari, i sindaci e i liquidatori di società con azioni quotate in mercati regolamentati o che emettono o garantiscono strumenti finanziari negoziati in mercati regolamentati ovvero diffusi tra il pubblico in misura rilevante, i

quali, al fine di conseguire per sé o per altri un ingiusto profitto, nei bilanci, nelle relazioni o nelle altre comunicazioni sociali previste dalla legge, dirette ai soci o al pubblico, consapevolmente espongono valutazioni e informazioni false, ovvero omettono informazioni la cui comunicazione è imposta dalla legge sulla situazione economica, patrimoniale o finanziaria della società o del gruppo al quale essa appartiene, in modo concretamente idoneo a indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione da uno a cinque anni.

La punibilità prevista dal primo comma è estesa anche al caso in cui le informazioni riguardino beni posseduti o amministrati dalla società per conto di terzi».

 

  1. Dopo l’articolo 2622 del codice civile sono inseriti i seguenti:

«Art. 2622-bis. – (Circostanza aggravante). – Se i fatti di cui agli articoli 2621 e 2622 cagionano un grave danno ai soci, ai creditori, ai risparmiatori o alla società, la pena ivi prevista è aumentata.

 

Art. 2622-ter. – (Circostanza attenuante). – Se i fatti di cui agli articoli 2621 e 2622 sono di particolare tenuità, la pena ivi prevista è diminuita».

Art. 2.

(Modifica all’articolo 27 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39).

 

  1. L’articolo 27 del decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 39, è sostituito dal seguente:

«Art. 27. – (Falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni dei responsabili della revisione legale). – 1. I responsabili della revisione legale che, al fine di conseguire per se o per altri un ingiusto profitto, nelle relazioni o in altre comunicazioni, consapevolmente attestano il falso od occultano informazioni concernenti la situazione economica, patrimoniale o finanziaria

della società, dell’ente o del soggetto sottoposto a revisione, in modo idoneo a indurre in errore rilevante per natura o per entità i destinatari delle comunicazioni sulla predetta situazione, sono puniti con la reclusione da uno a quattro anni.

  1. Se la condotta di cui al comma 1 ha cagionato un grave danno alla società, all’ente o al soggetto sottoposto a revisione, ai soci o ai creditori, la pena ivi prevista è aumentata».