Legge europea, provvedimento importante per recepire norme e principi giusti

Il disegno di legge arriva in una nuova lettura, cosa che si sarebbe dovuto evitare. Da sempre il disegno di legge europea è stato approvato in due letture e, anche in questo caso, sarebbe stato il percorso giusto. Non è una ragione per fare le polemiche che ho sentito fare adesso dal MoVimento 5 Stelle ma è indubbio che il modo in cui la discussione è avvenuta non è quello che noi avevamo auspicato.

Detto questo, si arriva velocemente all’approvazione che consente un’ulteriore riduzione delle procedure di infrazione a danno dell’Italia che arrivano a 64 – se non sbaglio – circa la metà della situazione in cui ci trovavamo un paio d’anni fa. Quindi sicuramente c’è un andamento positivo e sicuramente c’è una serie di norme e di principi che vengono adottati e che vanno nella direzione giusta.

Spesso accade di sentire grandissime polemiche sugli interventi europei, sulla disciplina europea, sul fatto che l’Europa ci impone cose strane, norme assurde: la verità è che quasi sempre i principi che noi o riflettiamo direttamente in disciplina nazionale o recepiamo successivamente correggendo e rimediando alle procedure di infrazione sono interventi corretti.

Nel disegno di legge c’è una serie di norme in materia di ambiente, ad esempio, che sono importanti. È il settore nel quale l’Italia ha ancora più procedure di infrazione da risolvere perché in passato, sia a livello statale sia a livello di amministrazione regionale, la conformità alla disciplina ambientale europea è stata scarsa e va ricordato che quasi tutti i progressi in materia di ambiente fatti in questo Paese sono il risultato di disciplina europea, che ci piaccia o no.

In particolare è significativo l’intervento che consente di rendere più coordinato, più efficiente e più omogeneo il sistema di monitoraggio dell’inquinamento delle acque che è un problema importante sul quale, per essere chiari, regioni e bacini di ambito andavano per i fatti propri, nella convinzione politica a livello locale che tanto non ci fosse il problema. Mentre è evidente che, se una politica delle acque, che per definizione scorrono lungo un Paese, non viene fatta, coordinando i controlli, non serve a niente e non funziona. C’è voluta l’Europa per intervenire giustamente.

Il Governo è intervenuto perché è un campo importante. Anche altri interventi sono importanti: penso a quelli sul roaming e a quelli su Internet aperto. Sono più perplesso sui poteri dell’Agcom riguardanti il diritto d’autore su Internet perché credo che il ricorso all’autorità giudiziaria sarebbe stata la soluzione migliore ma ci sono altre norme, come quelle sui rimborsi IVA, rispetto alle quali spesso la tutela del contribuente è passata per norme europee ed era stata ignorata dai legislatori di diversi Governi, anche quelli che oggi si lamentano continuamente dell’Europa e in generale su una serie di campi – dai

diritti all’energia, ai rifiuti alla qualità del nostro ambiente – gli interventi europei hanno consentito dei progressi che non ci sarebbero stati e che non c’erano stati. Per non parlare di settori come la concorrenza, la libertà di stabilimento, in generale il recupero di competitività che il Paese faticosamente sta cercando di portare avanti.

Ciò non significa ovviamente che non vi siano difetti sia nella normativa europea in alcuni settori, perché ovviamente ci sono norme che non sono condivisibili e accade, sia nell’applicazione dei Trattati e non ritorno sulle costanti polemiche sul tema del pareggio di bilancio e della gestione del deficit, temi sui quali però qualcuno dovrebbe spiegare a cosa dovrebbe servire una spesa maggiore. Io su questo faccio solo un inciso: spesso si discute dei famosi decimali, del fatto che l’Europa ci controlla, del fatto che l’Europa sta lì a contare i decimali e non fa interventi di sistema e molte affermazioni di questo tipo paradossalmente quasi sempre vengono fatte da parte degli stessi partiti che poi dicono che bisogna tagliare la spesa pubblica.

E allora non si capisce che cosa dovremmo fare con il deficit aggiuntivo. Da sinistra posso capirlo perché alcuni partiti di sinistra propagandano la spesa pubblica e il deficit come strumenti di economia; da parte dei partiti di centrodestra spesso non capisco su cosa si concentri la polemica perché di quello spazio di deficit non c’è bisogno, se si taglia la spesa come dicono di voler fare. La verità è che in passato la spesa non è stata tagliata e se c’è stato un minimo di intervento sulla spesa pubblica che ha riportato i conti di questo Paese in avanzo primario e i conti più o meno sotto controllo è stato proprio per effetto delle politiche europee.

La verità è che abbiamo bisogno di più rispetto della disciplina europea proprio nei settori che incontrano più resistenza cioè la concorrenza e della libertà di stabilimento. Tra le procedure di infrazione ce ne sono cinque o sei in materia di concorrenza e ancora una quindicina in materia di ambiente. Ritorno su questo perché l’ambiente è il settore in cui l’Italia è più indietro: tutti parlano di politiche verdi e nello stesso tempo criticano l’Europa. Se noi facciamo progressi in quel campo è perché esiste una disciplina nell’Unione europea e una sollecitazione continua da parte dell’Europa.

Il vero problema è che i nostri partiti non partecipano alla formazione degli atti europei; non si occupano dei provvedimenti europei in fase ascendente; in Commissione quando si parla di atti europei, di bozze di regolamenti e di direttive tendenzialmente la presenza è scarsa per usare un eufemismo; l’interesse è ancora minore, salvo che poi, quando quegli stessi provvedimenti tornano, si viene qui a urlare contro l’Europa mentre magari un intervento per sollecitare qualche modifica si può anche fare, affinché il Parlamento lo trasmetta al Governo che, a sua volta, lo trasmette alle autorità comunitarie. Interventi utili in questo senso ci sono stati: penso alla disciplina sull’immigrazione e alle recenti modifiche al regolamento di Dublino dove il Parlamento, in Commissione, all’unanimità ha preso una posizione che il Governo ha trasferito nelle discussioni attualmente in corso. Invece il dibattito sulla legge di delegazione europea e la legge europea è abbastanza triste.

Devo dire che, avendo visto, per preparare questo intervento, il percorso parlamentare al Senato, gli ultimi interventi fatti, che mi vengono in mente, sono quello del rappresentante della Lega, che ha parlato credo per un quarto d’ora della Catalogna e non credo che fosse esattamente l’oggetto del disegno di legge o, almeno, non ho trovato la norma, e un intervento del rappresentante di Forza Italia, che diceva che sarebbe stato necessario adottare gli emendamenti sulla direttiva Bolkestein probabilmente per avviare una procedura d’infrazione e non per chiuderla, considerando che abbiamo abbia appena preso una mazzata nel 2016 sull’argomento esattamente per le politiche fatte da Forza Italia e dai suoi Governi in passato sull’argomento ed evidentemente la proposta era di tornare a quella disciplina.

Sarebbe il caso di essere un po’ più realistici sui temi europei: è evidente che si deve stare in Europa in maniera sempre più attenta, partecipando sempre di più, magari cominciando dai parlamentari che dovrebbero evitare di lamentarsi sempre ex post, come dicevo, molte volte del fatto che bisogna correggere la disciplina, altre volte intervenire, altre volte discutere ma che, in linea generale, dalla partecipazione dell’Italia all’Unione europea e dall‘attuazione delle direttive comunitarie e dei principi comunitari il Paese abbia ottenuto progressi, che prima non si erano fatti in termini di trasparenza, di libertà di mercato, di qualità dell’ambiente – ripeto – di sviluppo delle tecnologie rinnovabili, di apertura del mercato di Internet, di sviluppo tecnologico è indubitabile; si dovrebbe credo valutare come sarebbe messa l’Italia oggi in quei settori se le politiche, in tali settori, fossero state affidate a chi oggi, invece di interessarsi dei problemi, viene qui in Aula o in Aula al Senato a parlare della Catalogna o di come violare la direttiva Bolkestein.