Legge elettorale, dovere del Parlamento approvare sistema degno di un Paese civile

Non tornerò sul tema della fiducia che, come ha già avuto modo di dire il nostro capo della componente, Giovanni Monchiero, è stata una scelta che avremmo preferito evitare e sul fatto che si tratta di una scelta evidentemente rischiosa in un momento del genere anche per il Governo. Però va detto anche che su questa legge tutti noi sappiamo che ogni voto su uno degli emendamenti importanti sarebbe stato un voto finale, nel senso che su temi come le preferenze, piuttosto che il voto disgiunto, un voto in sé di approvazione di un emendamento avrebbe significato la fine della legge, esattamente come è avvenuto con il “tedesco” e il voto finale andrà a voto segreto. Per cui chi coraggiosamente non vuole dire come voterà su questa legge avrà l’occasione per farlo. E qui non mi stancherò mai di ripetere che la possibilità del voto segreto in materia elettorale è assurda, perché non ha nessun senso che qualcuno vada in giro a rendere dichiarazioni, magari ad uscire sui giornali dicendo che sarà leale con il partito e con la linea adottata dal suo partito, per poi nascondersi e votare diversamente. Il voto segreto serve per i voti di coscienza: definire il voto per la poltrona un voto di coscienza mi sembra eccessivo.

Questa legge è una legge che porta una quota di maggioritario, porta più di un terzo di maggioritario nel nostro sistema. Io esprimo un giudizio personale, perché nella nostra componente ci sono colleghi che preferiscono il sistema proporzionale. Io sicuramente preferisco i sistemi maggioritari, ma una cosa è certa: delle contestazioni che abbiamo dovuto sentire in quest’Aula, la più assurda è quella che dice che in questa legge però ci sono due terzi di nominati. Coloro che hanno fatto questa contestazione – parlo dei colleghi del MoVimento 5 Stelle e di quelli di MDP – sostenevano ed erano disponibilissimi ad accettare il sistema tedesco, che abbiamo discusso, che aveva il 100 per cento di nominati, con in più dei candidati nei collegi uninominali che non erano neanche sicuri di riuscire, perché se non veniva raggiunta la soglia non riuscivano. Lo dimostra il fatto che tutti hanno presentato emendamenti che prevedevano il ritorno al “tedesco” senza preferenze. Hanno presentato anche – in alcuni casi in Commissione altri in Aula – quelli con le preferenze, ma erano disponibilissimi a tornare al “tedesco”.

Il problema era l’uninominale ed erano le coalizioni; non era né le preferenze né il tema del voto disgiunto. È stata una scusa; si è tentato, da parte di questi gruppi o di questi partiti, di fare il sistema tedesco con i voti degli altri ma è andata male. Ripeto che io ne sono personalmente contento perché non ho mai condiviso il proporzionale puro, ma sicuramente oggi lamentarsi sul tema dei nominati è assurdo. È un sistema che affida sicuramente ai cittadini l’elezione di oltre un terzo del Parlamento, che riporta le coalizioni e anche su questo punto le polemiche sono abbastanza buffe perché io ho sentito dire ai colleghi del MoVimento 5 Stelle che adesso ci saranno delle accozzaglie pazzesche. L’onorevole Toninelli, quando è intervenuto sull’Italicum, ha detto: “Il premio alla lista non serve a niente perché la lista porta a delle accozzaglie tremende esattamente come la coalizione”. Per un quarto d’ora abbiamo sentito questa argomentazione, mentre adesso che ci sono le coalizioni invece il ricorso alle sole liste e il divieto delle coalizioni è la panacea. Ecco, io credo che qui si debba dire la verità. Questo provvedimento è un provvedimento omogeneo, è un provvedimento – come possiamo dire – normale. Ho sentito dire a molti: “Non esiste una legge come questa”. Non esisteva neanche il “Mattarellum” quando abbiamo introdotto il “Mattarellum” e oggi tutti dicono che volevano il “Mattarellum”, pur con tutte le somiglianze che ha con questo provvedimento.

Credo che il risultato finale di questo lavoro sia una legge accettabile. Io avrei preferito una quota maggioritaria maggiore e altri, anche della mia componente, un sistema più proporzionale. Sicuramente una cosa è certa: questa è una legge molto migliore dell’inguacchio che è uscito dalle due sentenze della Corte costituzionale e non c’è alternativa a questa legge perché oramai siamo arrivati all’ultimo minuto della legislatura. È inutile tornare sulle colpe. Io credo che chi ha cercato di capitalizzare sulla polemica su preferenze e voto disgiunto, sapendo perfettamente che non era realistico approvarle perché tutti gli altri gruppi erano contrari, si sia assunto il rischio (ed è andata male). Ripeto: io sono contento perché il proporzionale puro è un sistema che non voglio ma la realtà è questa e oggi il tentativo precipitoso di tornare indietro per evitare l’uninominale è tardivo.

Due considerazioni su due aspetti positivi. Un aspetto parzialmente positivo è la riduzione del numero di firme e l’ampliamento della categoria dei certificatori per andare alle elezioni. È positivo perché è un sistema – e l’abbiamo avuto modo di dire mille volte – unico al mondo; solo in Italia esistono restrizioni di questo tipo e anche qui il MoVimento 5 Stelle, adesso che ha preso il 25 per cento, dice che è un sistema giusto e corretto – “andiamo tra la gente” – ma al momento delle elezioni del 2013 diceva: “Ci vogliono fregare andando alle elezioni con quattro mesi di anticipo, perché così non riusciamo a raccogliere le firme”. La memoria è sempre cortissima.

Un’altra cosa positiva, anche qui parzialmente, è stato l’accoglimento, poco fa, di un ordine del giorno per assicurare il voto ai fuori sede. Si tratta di un’iniziativa che ho preso con un mio emendamento che ha sostenuto tutto il gruppo insieme a una serie di associazioni, anzi seguendo l’esempio di una serie di associazioni. È una battaglia che va avanti da anni, c’è un impegno del Governo a intervenire con urgenza e noi ci auguriamo che venga rispettato.

In conclusione – ripeto – l’obiettivo primario doveva e deve essere quello di arrivare a una legge. Io spero che i coraggiosi di cui parlavo prima, che si nascondono dietro il voto segreto per votare in divergenza dal gruppo senza dichiararlo, siano pochi e che si arrivi all’approvazione di questa legge per avere un sistema degno di un Paese civile.