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Ordini professionali, più democrazia nella nuova riforma elettorale. No a proroghe, sì a norme a favore della partecipazione dei più giovani

Dopo circa un anno e mezzo torniamo sul tema degli ordini delle professioni tecniche.

A marzo la Rete delle professioni tecniche (che racchiude i seguenti ordini: architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, chimici, dottori agronomi e dottori forestali, geologi, geometri e geometri laureati, ingegneri, periti agrari e periti agrari laureati, periti industriali e periti industriali laureati, e tecnologi alimentari) ha inviato questa lettera al Ministro della Giustizia, Orlando.

In questa lettera si riproponeva nuovamente la necessità di una nuova disciplina di elezione degli organi territoriali e nazionali di questi ordini professionali.

Da molto tempo si attendono queste nuove norme e noi, anche sulla base di diverse segnalazioni, abbiamo auspicato che non ci fossero ulteriori proroghe dei consigli. Ci sono organi in carica oramai da tre mandati!

Vogliamo che la riforma sia l’occasione per favorire l’accesso dei professionisti più giovani agli organi degli ordini, cosa che è chiaramente difficile se si consentono nuovi mandati a chi magari è in carica da quindici anni.

È importante farlo perché, in realtà, questi ordini sono in molti casi in crisi. Come emerge dai dati pubblicati dal Sole 24 Ore,  le iscrizioni agli esami, le candidature agli esami di abilitazione sono precipitate per questi ordini da 80 mila circa nel 2006 a 55 mila nel 2015 (-30%, -50% per gli ingegneri).

In alcuni casi è ancora più grave la situazione degli iscritti attraverso le cancellazioni. Tra gli architetti le cancellazioni hanno superato le abilitazioni quest’anno, con un saldo negativo pesante.

Il governo ha risposto in Aula alla mia interpellanza (leggi il testo qui) e ha dato una serie di indicazioni, alcune naturalmente soddisfacenti, penso al limite delle candidature, alla parità di genere.

Sul tema del limite dei mandati, abbiamo invece qualche perplessità.

Se non si interviene in maniera severa e stringente sul limite dei mandati, si lancia un segnale di mancanza di democrazia generazionale.

Siamo un Paese nel quale, in tutti i settori, le possibilità di accesso alle professioni o al mercato sono sempre limitate da quello che c’è, cioè dai consigli dell’ordine in carica, dal titolare della concessione a cui è stata prorogata quattro volte, e alla fine poi si chiede ai nostri giovani di essere dinamici, brillanti, di essere ottimisti verso il futuro.

Per essere ottimisti è invece importante avere la possibilità di competere alla pari. È evidente che chi è stato presidente di un consiglio dell’ordine o consigliere, a maggior ragione se ha svolto tutte e due le cariche per un periodo lungo, è in grado di condizionare le elezioni e quindi ha maggiori chance di essere eletto, di fare eleggere persone a lui vicine.

Spero che l’effetto del decreto che sarà emanato non sarà quello di consolidare ancora una volta delle rendite di posizione, dal punto di vista elettorale, all’interno degli ordini, ma sia un decreto che favorisca davvero un ricambio.

Guarda qui il video integrale dell’interpellanza

 

 

Leggi qui l’articolo di Italia Oggi sul tema 

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