Non solo spread, ma neanche fuga dalla realtà: se 1 milione di italiani sono pochi

Concordo con chi, come oggi il direttore del Foglio Claudio Cerasa, dice che l’opposizione non si può basare solo sul rialzo dello spread e che servono nuove idee e proposte.

Ma è anche necessario rispondere a chi, come il vicepremier Di Maio, contrappone quotidianamente gli interessi dei “cittadini” all’andamento dei mercati, del rating, dello spread, dei tassi, come se questi fossero fattori che riguardano solo gli speculatori cattivi e non ognuno di noi.

È una totale mistificazione della realtà. Basta analizzare i dati sui mutui, per vedere che non è così.

Dall’Annuario Statistico Istat ( https://www.istat.it/it/files//2017/12/Asi-2017.pdf) e dai dati di Banca d’Italia a giugno 2018, emerge la seguente situazione:

Neon Green Process Flow Chart-4

Con riguardo al tipo di mutuo, la percentuale del 14,2% è probabilmente sottostimata: ancora nel 2014, oltre il 60% dei mutui è stato stipulato a tasso variabile. Solo da metà del 2015 il trend si è invertito tanto che a fine 2017 i mutui a tasso variabile o misto sono stati solo il 14,2% (http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2017-04-17/mutui-9-10-tasso-fisso-dove-son-finiti-variabile-cap-e-misto-164240.shtml?uuid=AETold6).

Prendiamo comunque come riferimento l’ipotesi minimale, e cioè il citato 14,2%: un aumento dello spread aumenterebbe le rate del mutuo a 468.000 famiglie, o se preferite a 1,1 milioni di cittadini, visto che la famiglia italiana media è composta da 2,4 persone. E i mutui interessati varrebbero oltre 53 miliardi di Euro (il 14,2% dello totale pari a 377 miliardi).

Ma forse per il Vice Premier impoverire un milione di cittadini non è così rilevante