“Meglio indagati che assolti”: la giustizia secondo Bonafede

A breve, tornerà caldissimo il tema della prescrizione. Senza interventi legislativi, infatti, a gennaio entrerà in vigore la riforma Bonafede, con la quale si prevede la sospensione della prescrizione a partire dalla sentenza di primo grado, anche di assoluzione, fino alla definitiva definizione del processo.

In altre parole, nel “sistema Bonafede”, è meglio essere ancora indagato che assolto. Se, infatti, le indagini vanno avanti a rilento, è possibile che scatti la prescrizione. Se, invece, la giustizia fa il suo corso abbastanza velocemente nella prima parte del procedimento, arrivando alla sentenza di primo grado prima che maturi la prescrizione, l’imputato è fregato: da lì in avanti, l’intero sistema può prendersela con tutta calma: tanto la prescrizione è sospesa per sempre.

​Secondo il ministro grillino, con la riforma non vedremo più i criminali farla franca con tattiche dilatorie. In realtà, l’effetto sarà esattamente l’opposto, le tattiche dilatorie in fase di indagini e in primo grado si moltiplicheranno, proprio perché dalla prima sentenza in poi la prescrizione diventerà inapplicabile. E persino gli innocenti avranno interesse a rallentare.

​È una specie di presunzione di colpevolezza al contrario: “anche se un giudice ti ha giudicato innocente (magari due, sia in primo che in secondo grado), ti tratto peggio di un indagato”. Ed è talmente irragionevole da essere, a mio giudizio, palesemente incostituzionale.

Io stesso – litigando spesso con molti colleghi avvocati – avevo sostenuto la riforma Orlando (attualmente in vigore), che sospende la prescrizione per 18 mesi in primo e secondo grado ma solo in caso di sentenza condanna, perché ritenevo necessario bilanciare il principio della giusta durata del processo con quella di evitare l’allarme sociale connesso al proscioglimento per prescrizione di persone già condannate in primo o secondo grado, magari per reati molto gravi. Ma si trattava per l’appunto di un bilanciamento, con una sospensione limitata nel tempo.

Nella riforma giallo-verde (che rischia di diventare giallo-rossa), avremmo il fine-processo-mai persino per chi sia stato assolto due volte: un assurdo vero e proprio.

I numeri dicono poi che il gioco (incostituzionale) non vale la candela, perché la riforma avrà un effetto limitato. Una recente analisi di AGI ( https://www.agi.it/fact-checking/riforma_prescrizione_quanti_processi-6604981/news/2019-11-24/ ) spiega molto bene che la stragrande maggioranza delle prescrizioni si verifica proprio prima della sentenza di primo grado (quasi 100mila su 128mila secondo gli ultimi dati). Su circa un milione di processi definiti ogni anno, le prescrizioni toccate dalla riforma sarebbero meno di 30.000. Meno del 3%.

Si fermino, prima dell’ennesimo obbrobrio inutile di questa legislatura.