Macron o Zingaretti? Francamente me ne infischio

 

1

Inizia il nuovo anno scolastico, o se volete il campionato 2018-2019. E lo fa nel peggiore (e non esattamente innovativo…) dei modi: con un dibattito interno al Pd.

Ha iniziato Zingaretti, dicendo “meno Macron”, perché non bisogna rappresentare le élite (e qui ci siamo, perché i voti delle élite non bastano per definizione), e subito sono partiti al contrattacco i renziani, invocando “en marche”. A ruota il dibattito sui giornali. Temi di sostanza in discussione? Nessuno. Proposte? Nessuna. Un disastro.

Siamo di fronte a una coalizione di Governo che, piaccia o no, ha vinto su temi (paure) reali: immigrazione, lavoro precario, incertezze sul futuro, diseguaglianze, sicurezza. Leghisti e grillini sono riusciti a passare il messaggio che loro se ne occupano e gli altri no.Se girate per i social, troverete pochissime polemiche su questioni interne a Lega e M5S, o dibattiti su Òrban e Le Pen. Anche se le soluzioni sono quasi sempre sbagliate, loro parlano di cose concrete.

È ora che anche chi si oppone al Governo lo faccia.

Non credo che in Italia aiuti dire “alle Europee andiamo con Macron”: bisogna invece spiegare perché all’Italia serve un’Europa forte senza la quale Salvini e Di Maio non combineranno nulla. Un’Europa che obblighi sia Òrban che Macron ad aprire le frontiere. Allo stesso modo, dire “non stiamo con le élite” è del tutto inutile se non si fanno proposte chiare per ridurre le disuguaglianze e migliorare il welfare senza affossare la crescita. Occorre rassicurare chi ha paura, convincere chi ha votato Grillo e Salvini che non si deve vergognare, ma semplicemente ha sbagliato, perché i giallo-verdi non risolveranno i suoi problemi, e anzi li aggraveranno portandoci fuori dall’Euro.

Lo dico anche a +Europa: non facciamoci attrarre in questo tipo di discussione, che tra l’altro è funzionale solo al congresso del Pd e ai cittadini non interessa affatto.

Se, come diciamo spesso, l’obiettivo è riunire coloro che si oppongono a Salvini e Di Maio, lasciamo perdere i riferimenti pro o contro Macron: il presidente francese ad alcuni piace e ad altri no. Io ad esempio, considero la sua elezione un fatto positivo, ma non sono favorevole ai partiti transnazionali (anche se so che molti tra gli amici radicali la vedono diversamente). E penso anche che Macron sia un leader fondamentalmente francese. Che parla ai francesi prima che agli europei.

Dobbiamo costruire un programma di valori, principi e proposte che possa essere condiviso, nelle differenze, da tutti coloro che, partendo da posizioni aperte, liberali, moderate, socialdemocratiche, vogliono costruire un’alternativa a questo bruttissimo governo.

Valori e proposte che ci uniscano. Non slogan e targhe che dividono.