In questi giorni ho letto una serie di prese di posizione più o meno autorevoli, e fatte con toni più o meno eleganti alle quali ho ritenuto di non rispondere sui giornali per promuovere le migliori condizioni di svolgimento del voto nella serata di ieri.

A questo punto, però, ritengo doveroso rispondere su alcuni aspetti.

In primo luogo a chi ha definito il testo “di minoranza” per la contrarietà del Pd.

Pur con ogni modestia, faccio presente di non essere così poco intelligente da aver pensato di far approvare il testo base “contro” il partito di maggioranza relativa.

Di fronte ai mille veti incrociati dei partiti, mi sembrava giusto partire da un testo che raccogliesse la più ampia condivisione possibile, per poi emendarlo successivamente nel caso si fosse arrivati a un accordo.

E ovviamente contavo che anche il Pd avrebbe condiviso questa impostazione. Ho letto sui giornali che così non è più.

Il testo base presentato riflette, infatti con le correzioni della Consulta, il primo Italicum, voluto dal Pd e approvato con il voto di fiducia.

Numerosi esponenti del Pd, dal capogruppo Rosato al segretario Matteo Renzi, hanno affermato recentemente che il sistema Italicum esteso al Senato (c.d. Legalicum) per il Pd era una soluzione accettabile.

In secondo luogo, il testo ha tenuto conto delle dichiarazioni in commissione proprio dei rappresentanti del Pd.

Ancora giovedì 11 maggio alle 14, quando il Pd ha presentato per la prima volta il sistema “50% maggioritario -50% proporzionale” (o “tedesco”) l’onorevole Fiano ha dichiarato che il suo gruppo non avrebbe avuto un atteggiamento ostruzionistico sulla proposta di testo base che sarebbe stata presentata dal relatore. A questa presa di posizione formale ne sono seguite altre analoghe da parte del capogruppo Rosato.

Queste posizioni mi erano state del resto comunicate nell’incontro informale, lungamente atteso e tenuto solo in extremis subito prima della commissione delle ore 14.

Era, infatti, perfettamente noto al Pd che, in mancanza di un consenso largo sulla nuova proposta “tedesca”, il testo base proposto sarebbe stato l’Italicum-corretto.

Solo pochi minuti prima della riunione delle 19.30, ho ricevuto per le vie brevi, e con notevole sorpresa, dal Pd, la richiesta di proporre come testo base il modello 50-50.

Non ho ritenuto di accedere a tale richiesta, non solo per la sua tardività e perché nessun testo era fisicamente disponibile, ma perché ritenevo, e ritengo tuttora, che partire da un testo al quale si sono dichiarati contrari in commissione Forza Italia, AP e Cinquestelle sia una scelta pericolosa per le stesse ragioni (consistenti nella difficoltà di avere i numeri al Senato) che avevano portato la commissione, incluso lo stesso Pd, ad abbandonare l’opzione Mattarellum.

I partiti sfavorevoli erano, del resto, esattamente gli stessi che nel pomeriggio dell’11 maggio si sono detti contrari al “tedesco”.

Ritenevo quindi che il Pd, accogliendo l’approccio fondato sulla massima condivisione del testo base, avrebbe accettato la soluzione Italicum-corretto, sulla quale aveva fino a quel momento dato il proprio consenso.

La diversa posizione emersa nei giorni successivi e confermata oggi, è stata dunque per me una sorpresa.

Alle 7 di giovedì, la situazione era del tutto diversa.

E lo dimostra il fatto che il Pd non si sia espresso sul testo base a differenza di altri, Lega e ALA, che invece si sono detti subito contrati. La posizione del Pd è emersa a mezzo stampa nei giorni successivi e si è consolidata, a quanto apprende, solo con le delibere di oggi.

Chiarito questo, anche nel merito del contenuto, ho trovato sinceramente stupefacenti alcune affermazioni:

  1. Sono stato accusato di voler portare in parlamento i piccoli partiti, o “cespugli”, per aver lasciato al 3% la soglia di sbarramento, alla Camera, estendendola al Senato: la cosa è singolare visto che la soglia per la Camera è stata abbassata al 3% con l’Italicum proposto dal Pd e dal Governo Renzi, e approvato con la fiducia da parte del governo Renzi.

Evidentemente i cespugli fanno comodo a seconda della stagione. Insomma se il Presidente vuole proteggere i cespugli, altri li hanno piantati.

In realtà, la scelta di applicare il 3% anche al Senato come punto di partenza era scontata; in un testo finalizzato a riflettere l’esistente era normale utilizzare l’ultima soglia approvata dal parlamento. Basterà un emendamento per modificarla. Per questo le polemiche sul cosiddetto Cespugliellum sono davvero senza senso.

2. Ho letto che il sistema sarebbe un proporzionale puro, perché prevede il premio di lista al 40% che non sarebbe oggi raggiungibile. Anche in questo caso le soluzioni scelte, premio alla lista e soglia del 40%, sono quelle dell’Italicum, che evidentemente andavano bene prima e non più ora..

3. Infine, il collega Lauricella ha propugnato, coerentemente, l’inserimento della clausola prevista nella sua pdl che condiziona reciprocamente il premio in una camera all’ottenimento del premio anche nell’altra camera.

Ricordo di aver precisato nella riunione di giovedì 11 alle 19,30 di essere consapevole del tema e di non aver inserito tale clausola, che pure ritengo in principio condivisibile, per mantenersi, a questo stadio, nell’ambito delle disposizioni esistenti. Soprattutto considerato che dalle audizioni erano giunti alcuni rilievi di costituzionalità sulla soluzione proposta.

Ho detto però chiaramente in commissione che è un tema che avremmo affrontato nel corso dell’esame in commissione.

Concludo esprimendo rammarico, sia istituzionale che personale, per come si è arrivati a questa situazione, fra veti incrociati e cambi di posizione dell’ultima ora. Io stesso avrei preferito una soluzione di impianto maggioritario.

Ma ritengo che partire da un testo cosi poco condiviso in commissione e con prospettive a dir poco complicate al Senato sia molto rischioso.

I partiti che decideranno di adottare questa soluzione di parte, non largamente condivisa, si assumeranno tutta la responsabilità di un eventuale fallimento.

Un fallimento che se ci sarà, lo ribadisce a tutela di chi ha lavorato e lavorerà in queste aule, non sarà imputabile “al parlamento”, ma ai partiti a cui i gruppi parlamentari fanno capo. Perché i veti non nascono qui. Arrivano dalle segreterie di partito.

E se per caso alla Camera o al Senato la soluzione proposta non avesse i numeri, mi auguro che nessuno dica “lasciamo perdere”, dando la colpa a questo o quell’avversario politico, e che ci si metta a lavorare seriamente su una soluzione diversa. Perché occorre tentare fino all’ultimo.

Mi auguro naturalmente di essere smentito nel mio pessimismo e garantisco che lavorerò in tutti i modi per dare al Paese una legge elettorale ragionevole e condivisa.

Molti rappresentanti di gruppi mi hanno chiesto di rimanere come relatore, li ringrazio per l’apprezzamento.

QUI ALCUNE MIE INTERVISTE

RASSEGNA STAMPA

Legge elettorale, serve testo condiviso. Quello del Pd parte male - La Repubblica.it

Per superare il vaglio del Senato, dove i numeri sono risicati, e arrivare fino in fondo, serve una legge condivisa, mentre la proposta del Pd è sostenuta solo da leghisti e verdiniani. Adesso si riparte da zero, i tempi si allungano e chi ha detto no al testo base si deve assumere le responsabilità di un eventuale flop.