La disobbedienza dei sindaci sul dl sicurezza è comprensibile ma pericolosa. Meglio quella dei cittadini

 

La disobbedienza di Orlando, De Magistris e altri sindaci al Dl sicurezza, pur essendo in parte comprensibile, non mi convince, perché intacca proprio il principio di legalità che viene invocato per giustificarla.

Il dl sicurezza è una legge stupida, incostituzionale, inutilmente demagogica, inumana, contraria alla tradizione della democrazia liberale e dannosa anche per gli obiettivi che Salvini sostiene di voler perseguire. Ne deriveranno infatti più clandestinità, più degrado, più criminalità.

Giusto quindi indignarsi e contestare la legge. Ma la disobbedienza civile delle istituzioni è pericolosa.

Una cosa è impugnare una legge, come hanno annunciato regione Toscana e regione Calabria. Del tutto diverso è arrogarsi il diritto di disapplicare una legge che non piace, anche se per i motivi più nobili. Quando Salvini incitò alla disubbidienza civile sull’applicazione della legge sulle unioni civili, giustamente venne invocato il principio di legalità. Credo che questo principio debba valere sempre, anche se la legge non ci piace, perché spetta alla Consulta, non a un sindaco, decidere se una legge è incostituzionale .

Il rischio è quello del far west istituzionale. Di un paese in cui le leggi sono applicate a macchia di leopardo a seconda di chi amministra un comune o una regione. Se si crea il precedente dell’obiezione di coscienza degli amministratori, un domani questa potrà valere anche in altri campi. E di fatto ne risulterà compromesso lo stato di diritto. Per lo stesso motivo, anche se sono ovviamente favorevole al modello Riace, non ho condiviso l’entusiasmo nei confronti di un Sindaco che prima ha creato quel modello e poi ne ha di fatto causato la crisi con violazioni di legge da lui stesso ammesse e giustificate con il senso di umanità. Un comportamento che secondo me non è ammissibile da parte di chi amministra, per conto di tutti, la cosa pubblica.

Tutt’altra cosa è la disobbedienza civile dei singoli cittadini, che può manifestarsi in qualsiasi forma. Per esempio, accogliendo migranti “disconosciuti” dalla nuova legge, per far partire un procedimento penale e da lì promuovere un incidente di costituzionalità. Il singolo cittadino ha il potere, se non il dovere, di attivarsi quando i diritti dell’uomo vengono lesi. Ed è un’azione nobile che ha portato a molte delle conquiste in materia di diritti civili.

Le istituzioni, invece, dovrebbero rispettare sempre le leggi dello Stato, fermo restando naturalmente il diritto dei singoli amministratori di esprimere pubblicamente il proprio dissenso, di sollecitare lo sdegno dei cittadini e di attivare gli strumenti giuridici disponibili per farne dichiarare l’incostituzionalità.