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L’oro del Colosseo: allo Stato mancano 13,5 milioni – L’interrogazione al ministro Franceschini

Nel 1996, il Ministero dei Beni Culturali – Soprintendenza Archeologica di Roma emana un bando per affidare a privati i servizi editoriali e di vendita delle riproduzioni del Colosseo, il Foro Romano e il Palatino e la realizzazione di cataloghi ed altro materiale informativo riguardante questo importante circuito archeologico per il nostro Paese.

A vincere la gara è la società Elemond S.p.A., capofila del raggruppamento temporaneo di imprese Elemond (oggi Mondadori Electa) e un pool di aziende e cooperative tra cui CNS, Consorzio Nazionale Servizi, main contractor del circuito Legacoop che ha poi affidato la gestione della commessa a Pierreci. Nel 2010 Pierreci si è fusa con Codess Cultura Società Cooperativa in un nuovo soggetto che dal 2012 ha preso il nome di “CoopCulture”.

Il 4 agosto 1997 il concessionario e il soprintendente Adriano La Regina sottoscrivono l’atto di concessione. Secondo quest’intesa, il concessionario gestisce, oltre ai suddetti servizi, anche la biglietteria, il servizio di prenotazione, la produzione e il noleggio di audioguide, tutte attività definite come “collaterali” nel contratto. Il contratto dura fino al 2001, con possibilità di rinnovo per un altro quadriennio. Il canone fisso è stimato in 300 milioni di lire annui, mentre quello variabile viene fissato al 30,2% del fatturato lordo (IVA esclusa) realizzato dal servizio.

Alla scadenza il contratto viene rinnovato fino al 2005 e poi, nonostante la convenzione consentisse un solo rinnovo, una seconda volta fino al 2009. Al termine del secondo rinnovo, il contratto viene prorogato fino alla fine del 2010. Da allora, nessun atto formale lega il concessionario Mondadori Electa SpA, capofila di un raggruppamento d’imprese tra cui CoopCulture che materialmente gestisce i servizi.

Secondo la rilevazione del Mibact, gli incassi dei vari servizi aggiuntivi previsti nel circuito archeologico «Colosseo, Foro Romano e Palatino» (audioguide, bookshop e vendita di gadget, prenotazioni/prevendite e visite guidate) sono stati dal 2001 al 2014 pari a circa 74 milioni di euro, dei quali meno di 9 milioni di euro sono entrati nelle casse della Soprintendenza (circa il 12 per cento del totale).

In particolare, dal 2011 a oggi, anni in cui non vi sono atti formali che regolano la concessione rinnovata e poi prorogata, sono stati più di 35 milioni di euro gli incassi lordi derivanti dai servizi aggiuntivi. Una cifra pari a circa la metà dell’incasso totale dal 2001 a oggi, da cui la Soprintendenza ha tratto ricavi per circa l’11,2% (meno di 4 milioni di euro).

Siamo dunque apparentemente sotto la percentuale del 30,2% prevista dall’atto di concessione che avrebbe portato all’amministrazione 6 milioni di euro in più solo tra 2011 e 2015. Alcune voci dei servizi aggiuntivi come le audioguide, le prenotazioni, le prevendite  e le visite guidate, non hanno portato alcun introito o introiti pressoché nulli nelle casse dello Stato.

Una storia di ordinaria cattiva amministrazione, come ce ne sono tante in Italia. Proroghe illegittime, rinnovi contra legem, gestioni poco trasparenti, privati che approfittano di uno Stato debole…Qui però non si tratta di un bene culturale come un altro. Qui si parla del Colosseo e del Foro Romano, il complesso monumentale più importante d’Italia, forse del mondo.

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LA TABELLA CON TUTTI GLI INCASSI DAI SERVIZI AGGIUNTIVI DEL COLOSSEO

 

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Leggi l’articolo di Repubblica qui

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IL TESTO DELL’INTERROGAZIONE AL MINISTRO FRANCESCHINI

MAZZIOTTI – Al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Per sapere, premesso che:

la gestione del servizio biglietteria e dei servizi aggiuntivi del circuito archeologico «Colosseo, Foro romano e Palatino» è affidata fin dal 1997 in concessione a un’associazione temporanea di imprese, di cui fanno parte attualmente Mondadori Electa e CoopCulture. Il raggruppamento temporaneo è risultato, infatti, aggiudicatario della gara relativa al bando pubblicato nel foglio delle inserzioni n°245 della Gazzetta Ufficiale del 18 ottobre 1996;

il rapporto di concessione è regolato dall’atto di concessione per i servizi aggiuntivi n.6952 del 04.08.1997 che l’interrogante ha potuto visionare;

tale atto, nel definire tra le attività collaterali ai servizi aggiuntivi la gestione della biglietteria e della prenotazione degli ingressi, prevedrebbe un canone fisso di concessione annua di 300 milioni di lire ed una quota percentuale del 30,2% sul fatturato annuo lordo (Iva esclusa) realizzato nella gestione del servizio;

la concessione è stata rinnovata nel 2001 e nel 2005 attraverso rispettivamente gli atti n. 8618 del 3 agosto e n. 25 del 14 luglio 2015, che confermano i canoni fissi e percentuali stabiliti nel 1997;

dal 1 gennaio 2011 la gestione del servizio biglietteria e dei servizi aggiuntivi del circuito archeologico «Colosseo, Foro romano e Palatino» avviene in assenza di atti formali, anche, ma non solo a causa della promessa revisione e attesa emanazione delle linee guida;

secondo la rilevazione della direzione generale bilancio-servizio III-ufficio di statistica del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, gli incassi dei vari servizi aggiuntivi previsti nel circuito archeologico «Colosseo, Foro romano e Palatino» (audioguide, bookshop e vendita di gadget, prenotazioni/prevendite e visite guidate) sono stati dal 2001 a oggi pari a circa 74 milioni di euro, dei quali meno di 9 milioni di euro sono entrati nelle casse della Soprintendenza (circa il 12 per cento del totale);

in particolare, dal 2011 a oggi, anni in cui non vi sono atti formali che regolano la concessione rinnovata e poi prorogata, sono stati più di 35 milioni di euro gli incassi lordi dai servizi aggiuntivi. Una cifra pari a circa la metà dell’incasso totale dal 2001 a oggi, da cui la Soprintendenza ha tratto ricavi per circa l’11,2% (meno di 4 milioni di euro);

dai dati disponibili dal 2001 sul sito del Ministero, si desume che alcune voci dei servizi aggiuntivi come le audioguide, le prenotazioni, le prevendite e le visite guidate, non hanno portato alcun introito o introiti pressoché nulli nelle casse dello Stato;

nel complesso, le percentuali dei ricavi della Soprintendenza appaiono molto lontane da quel 30,2% del fatturato annuo lordo dai servizi aggiuntivi pattuito negli atti di concessione e di rinnovo;

l’art. 2 del decreto ministeriale 24 marzo 1997, n. 139, (Regolamento recante norme sugli indirizzi, criteri e modalità di istituzione e gestione dei servizi aggiuntivi nei musei e negli altri istituti del Ministero per i beni culturali e ambientali) premette che i servizi possono essere affidati in concessione ove finanziariamente convenienti e dunque qualora, da soli ovvero abbinati ad altri, producano all’amministrazione concedente aumenti di proventi, nuovi proventi o minori costi;

rispondendo il 4 novembre scorso all’interrogazione a risposta immediata in Assemblea 301810 presentata dall’interrogante, il ministro Franceschini ha ammesso la necessità di correggere profondamente il sistema dei servizi aggiuntivi e ha annunciato che “per dare trasparenza alle gare, per finire il regime delle proroghe e soprattutto per fare in modo che ci sia una maggiore quota di proventi che restano nelle casse della pubblica amministrazione rispetto a quello dei concessionari” è in fase di ultimazione la gara Consip per la bigliettazione, che non sostituisce la bigliettazione in sito, ma che darà vita a un sito capace di gestire la bigliettazione on-line a livello nazionale;

quanto ai servizi aggiuntivi, entro il primo semestre del 2016 saranno avviate le gare Consip per i servizi aggiuntivi sulla base di un progetto scientifico preparato dai direttori dei musei, oggi a detta del Ministro esclusivamente appaltato al concessionario;

l’atto di concessione e i conseguenti rinnovi riguardanti i servizi aggiuntivi del circuito «Colosseo, Foro romano e Palatino» presi in visione prevedono esplicitamente l’impegno a rispettare scrupolosamente il contenuto scientifico dei testi forniti dalla Soprintendenza e, pur riservando al concessionario la facoltà di adattamento per finalità divulgative e commerciali, già recano l’obbligo del “visto si stampi” del Soprintendente prima della pubblicazione;

si teme che le annunciate nuove procedure possano portare, nelle more di una completa attuazione, a nuove proroghe non scritte, come tra l’altro già avvenuto in passato;

si apprende da notizie di stampa che la Soprintendenza Archeologica Speciale di Roma, sotto la cui responsabilità ricade il circuito archeologico «Colosseo, Foro romano e Palatino», non avrebbe destinato nel bilancio 2016 alcuna risorsa per le attività di manutenzione, nonostante la richiesta dei tecnici di un finanziamento di almeno 1,5 milioni di euro. Nel 2015, per la stessa attività, la Soprintendenza aveva stanziato 600mila euro;

in una conferenza stampa, tenutasi il 22 dicembre 2015, il soprintendente della Soprintendenza Archeologica Speciale di Roma, Francesco Prosperetti, in carica dal febbraio scorso, ha motivato lo “zero nella casella degli interventi di manutenzione” come “un voto di condotta a chi era solito richiedere soldi senza presentare progetti adeguati”. Il Soprintendente ha poi aggiunto: “Non nego che qua siano tutte persone perbene e con un’esperienza annosa della gestione del patrimonio per cui ormai lo fanno a naso. Da trent’anni, la soprintendenza è stata gestita sulla base di un rapporto fiduciario che si è stabilito tra funzionari, dirigenti e ditte appaltatrici”;

il reperimento di risorse aggiuntive dai servizi oggi affidati in concessione ai privati a condizioni non proprio vantaggiose per lo Stato è doveroso anche alla luce della forte esigenza di manutenzione dei monumenti-;

se non ritenga opportuno chiarire quanto esposto in premessa relativamente alle percentuali di incasso previste dalla concessione a favore della Soprintendenza e quelle effettivamente incassate;

per quale motivo la Sovrintendenza abbia percepito solo l’11,9% del fatturato e non il 30,2% contrattualmente previsto;

se, in assenza di atti formali, ritenga pienamente rientrante nei vincoli di legge la situazione e le condizioni di proroga della concessione dei servizi aggiuntivi del circuito archeologico dal 1 gennaio 2011 e non ritenga invece necessario intraprendere iniziative per recuperare la differenza tra quanto percepito dal Ministero e la suddetta percentuale del 30,2%;

quali iniziative intenda intraprendere, oltre al percorso di gare già annunciato, per ottenere maggiori incassi dai servizi aggiuntivi per finanziare la manutenzione dei monumenti e dei musei.