Io sfascio la Costituzione e poi speriamo che me la cavo…

Oggi, salvo sorprese, la Camera approverà definitivamente il “taglio dei parlamentari” imposto da Di Maio, con la collusione di Pd e Renziani, che fino a ieri hanno votato contro, denunciando il gravissimo vulnus di democrazia e le storture derivanti da questa riduzione senza senso.

La cosa più sconcertante è che, per giustificare questa piroetta, Zingaretti e Renzi hanno fatto firmare a Di Maio un documento, che trovate qui, talmente vago, da consentire a ciascuno dei tre di far saltare facilmente il banco senza neppure passare per scorretto. Vediamo i punti:

  • presentare entro dicembre un progetto di nuova legge elettorale; manca qualsiasi indicazione sul tipo di legge;
  • intervenire entro ottobre per equiparare l’età dell’elettorato attivo alla Camera e al Senato (tema che non c’entra nulla);
  • presentare un testo per la modifica del principio della base regionale al Senato e riequilibrare il peso dei rappresentanti regionali nell’elezione del Presidente della Repubblica; anche qui: zero criteri;
  • modificare i Regolamenti parlamentari per adeguarli al nuovo numero di parlamentari, e per limitare il ricorso ai decreti legge e alla fiducia e accelerare il processo legislativo; tutte cose vaghissime e bellissime, sulle quali i partiti non trovano un accordo da decenni;
  • infine, la ciliegina lessicale, avviare entro dicembre “un percorso” volto “anche a possibili interventi costituzionali”, tra cui quelli sul rapporto di fiducia; un vero e proprio inno al linguaggio vago e ipotetico

In pratica, Zingaretti e Renzi ci stanno dicendo che si fidano in modo assoluto non solo l’uno dell’altro – e già questa sarebbe una novità interessante – ma anche di Di Maio. Perché stanno modificando (sfasciando) irreversibilmente la Costituzione, sulla base di una scommessa: trovare un accordo con Giggino, e riuscire poi a trasformare questo accordo in leggi dello Stato (anche Costituzionali), prima della fine della legislatura.

Una mutilazione della democrazia all’insegna del “io speriamo che me la cavo”. Speriamo davvero di cavarcela tutti, ma se le cose andranno diversamente, Zingaretti e Renzi si sarebbero assunti una responsabilità gravissima verso chi ama la democrazia parlamentare. E tra questi, è bene ricordarlo, non rientra certo Luigi di Maio.