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Iniziativa del Governo, riforme costituzionali e i costituenti “buoni” a giorni alterni

Uno dei cavalli di battaglia degli avversari della riforma Boschi è l’affermazione secondo la quale il Governo dovrebbe astenersi dal proporre revisioni della Costituzione. Alcuni sono arrivati a sostenere che l’iniziativa governativa sarebbe vietata e contraria alle intenzioni dei costituenti.

In un suo recente intervento, ad esempio, il professor Alessandro Pace ha scritto: “è vero che la possibilità di iniziative governative di leggi costituzionali era stata prevista dalla II Sottocommissione della Costituente nella riunione del 15 gennaio 1947, ma Renzi ha omesso di ricordare che tale norma non è rimasta nella stesura definitiva della Costituzione”.

Con tutto il rispetto dovuto a studiosi del prestigio del Professor Pace, questa tesi è smentita proprio dai lavori della Costituente.

Il principio dell’iniziativa governativa in materia di revisione costituzionale fu, infatti, espressamente inserito nel testo dalla citata II Sottocommissione su proposta di un pericoloso autoritario come Costantino Mortati… che viene citato dai sostenitori del no a giorni alterni, o meglio a temi alterni (per la discussione completa v. http://www.nascitacostituzione.it/03p2/06t6/s2/138/index.htm ). E non fu tolto dal testo finale perché l’assemblea costituente avesse cambiato idea. Al contrario, il testo uscito dalla sottocommissione fu sostituito da un nuovo testo, proposto dall’onorevole Perassi (e fatto proprio dalla Commissione il 3 dicembre 1947). Lo stesso Perassi chiarì che la sua proposta non toccava “nessuna parte sostanziale del testo elaborato dalla Commissione dei Settantacinque”.

Il testo Perassi si limitava, infatti, ad eliminare dall’articolo 138 le disposizioni identiche a quelle applicabili al procedimento per le leggi ordinarie (come appunto l’iniziativa legislativa, riconosciuta dall’articolo 71 al Governo, ai parlamentari e all’iniziativa popolare), lasciando soltanto quelle applicabili specificamente alle leggi costituzionali (doppia votazione a distanza di tre mesi, referendum, requisito dei due terzi per evitarlo). Nessuno propose o suggerì di privare il Governo dell’iniziativa in materia costituzionale.

Insomma, sostenere che il Governo dovrebbe stare fuori dal tema delle revisioni costituzionali è un’opinione politica legittima, anche se io non la condivido perché ritengo che l’impulso governativo sia stato utile (anzi necessario) nella situazione attuale del parlamento e della politica italiana.

Ma si tratta, per l’appunto, di un’opinione politica; non giuridica. E bisognerebbe evitare di strumentalizzare i costituenti contando sul fatto che quasi nessuno si va a rileggere gli atti...