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In marcia, contro l’Italia del No e degli irresponsabili. Serve più Europa per libertà, diritti e crescita

La mia lettera al direttore del Foglio per aderire all’iniziativa contro la cultura della decrescita felice, dell’anti-impresa, della demagogia ignorante e dell’elitarismo ideologico. Quello che serve è invece +Europa per sostenere le ragioni della concorrenza, del libero mercato e dell’equilibrio dei conti pubblici.

 

IL TESTO INTEGRALE DELLA MIA LETTERA

 

Gentile Direttore,

scrivo per dare la mia convinta adesione all’invito di oggi del vostro giornale a metterci “in marcia” contro la cultura della decrescita felice, dell’anti-impresa, della demagogia ignorante, dell’elitarismo ideologico che in nome di un’astratta tutela della salute, finisce per sacrificare posti di lavoro e soldi veri destinati al risanamento ambientale.

Dobbiamo dimostrare che migliaia di italiani la pensano come i lavoratori che hanno manifestato a Taranto, chiedendo il ritiro del ricorso al Tar su Ilva, credono nella crescita e nell’occupazione attraverso l’impresa, e non pensano che l’unica soluzione sia sempre e soltanto il ricorso ai soldi dei contribuenti.

In marcia, dunque, contro demagoghi senza visione del futuro e senza scrupoli. Perché in questa vicenda il pressapochismo, la miopia e l’ignoranza si mescolano a un cinismo politico irresponsabile che, oltre all’occupazione, mettono a rischio proprio la salute e l’ambiente. Temi complessi, che richiedono ricerca e risorse e non si risolvono certo con soluzioni-slogan totalmente irrealizzabili.

Emiliano e il sindaco di Taranto giocano e speculano mediaticamente, fra polemiche e ricorsi, pur sapendo benissimo che se saltasse l’accordo con Arcelor Mittal, Taranto e l’Ilva resterebbero senza risorse.

Ma a loro questo non interessa. Che sarà mai qualche migliaio di posti di lavoro, qualche miliardo investito al Sud, di fronte alla possibilità di avere dei titoloni sui giornali? Tanto domani, a miliardi volatilizzati, la colpa del mancato risanamento ambientale si potrà sempre scaricare sul Governo, sul parlamento, sulla politica. O magari, per essere originali, sull’Europa.

Ma ciò che salta agli occhi è anche la clamorosa, anche se non sorprendente, complicità di tutti i partiti politici. Senza eccezioni. A partire da quelli che un giorno sì e l’altro pure si autoproclamano paladini della crescita, dell’impresa, dell’innovazione, o invocano investimenti al Sud. Il silenzio del Pd e dei suoi ministri, gli attacchi al Governo (ma non a Emiliano) di Forza Italia e cespugli vari. E non parliamo dei Cinquestelle che propongono di chiudere gli impianti, mandando a casa tutti senza risolvere nulla sul piano ambientale.

Ho detto che la cosa non è sorprendente, perché chi, come me, porta quotidianamente avanti in parlamento una battaglia per la libertà economica, la certezza delle regole, la semplificazione, la concorrenza, la riduzione dell’interventismo statale, si ritrova quasi sempre da solo contro tutti. Contro un centrosinistra che è spesso attratto da schemi passati (quanti danni ha fatto il 4 dicembre allo spirito riformista del governo Renzi…) e ancor di più contro un centrodestra che si disinteressa se qualcuno propone di reintrodurre l’art. 18, ma è attentissimo a prorogare per l’eternità le concessioni balneari.

Ma non ci si può rassegnare, perché una politica dannosa per le imprese, condita da superficialità, demagogia e ignoranza può portare un paese come l’Italia, carico di debito pubblico, al disastro.

Per questo ho aderito a +Europa, l’iniziativa per una lista europeista promossa da Emma Bonino, che è l’unica che promuove davvero i valori dell’Europa, del mercato, della concorrenza, dell’equilibrio dei conti pubblici.

E per questo sosterrò in ogni modo la vostra iniziativa.