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Immigrazione, serve più politica estera dell’Unione Europea

 

Il testo dell’intervento in aula

Sul tema della Brexit, è evidente che la scelta, in questo momento, come è stato detto, non esiste, nel senso che un accordo va raggiunto, perché l’Unione europea, senza Inghilterra, avrebbe poco senso e le conseguenze sarebbero gravissime.

È chiaro, però, che le iniziative da prendere e la negoziazione da fare dovrebbero essere nel senso, sì, di riconoscere alcune forme di flessibilità, e anche di accogliere alcune istanze, come quella di ridurre la regolamentazione, che è sicuramente giusta, però, come ha detto anche lei, nel senso di rafforzare le istituzioni e il percorso europeo.

In questo senso – è stato fatto qualche accenno qui dentro – dico subito, come Scelta Civica, che per noi le istituzioni europee si rafforzano creando unione del sistema, unione anche dell’economia, unione del sistema politico, e non creando autorità.

Per questo, noi siamo contrari ad arrivare a creare istituzioni tipo il famoso Ministro dell’economia e del tesoro europeo prima di avere un sistema integrato. Non avrebbe senso, questo tipo di sistema ha già fallito più volte.

Quanto al sistema bancario, è stato richiamato più volte: abbiamo appreso che il Governatore Draghi sta cercando di far fallire le banche!

È una tesi economica interessante, l’abbiamo appena sentita dal MoVimento 5 Stelle, che finalmente ci ha detto che il MoVimento 5 Stelle sostiene l’uscita dall’euro, perché, a leggere il blog di Beppe Grillo, non si era capito. Si legge una cosa, poi un’altra, poi forse funzionerebbe. Oggi è stato detto chiaro, almeno abbiamo capito che su questo la Lega Nord, che è stata sempre più chiara, e il MoVimento 5 Stelle sono sulla stessa posizione. Abbiamo sentito la soluzione dell’onorevole Brunetta, che è di avviare una Commissione d’inchiesta sui fatti del 2011 come soluzione per i problemi del nostro sistema finanziario.

Credo che quello che è fondamentale in Europa sia avere una voce forte nel dire che esistono dei margini di flessibilità nella regolamentazione – a partire da quella del bail-in, che abbiamo discusso questa settimana – che vanno utilizzati in una condizione di crisi che non è quella che ispirava chi ha scritto le regole del bail-in. Il bail-in funziona in un sistema sano; in situazioni di crisi, quella flessibilità che è prevista nelle regole va applicata.

Chiudo sul tema dell’immigrazione: anche qui, ovviamente, non si sono sentite soluzioni da chi ha contestato. Si dice che si devono rimandare indietro le persone: la soluzione è, evidentemente, una soluzione europea. Credo che, ancora prima che una soluzione interna all’Unione europea, sia una soluzione di politica estera dell’Unione europea. Il tema non si risolve: è fondamentale avere le regole sull’asilo, avere le regole sui rimpatri, la gestione unitaria, ma la cosa che va gestita unitariamente è la politica nei confronti dei luoghi dove questa crisi nasce.

È molto più un tema di politica dell’Europa nei confronti degli altri che un tema di politica interna all’Europa. È ovvio che l’Italia è esposta più degli altri e ha fatto bene il Governo a prendere delle posizioni dure sul fatto che l’Europa non stia facendo tutto quello che ha promesso, ma ancora più importante è lo stimolo che deve essere dato verso le soluzioni nei confronti degli altri Paesi.

Non credo possa esistere una politica dell’immigrazione senza una politica estera, e, visti i focolai che danno origine all’immigrazione, non può esistere una politica estera senza una politica della sicurezza, e anche delle idee di politica militare, dove questo fosse necessario.

Si tende a discutere quasi solo di ricollocazione, spostamenti, movimenti, e rimpatri, ma credo che il problema fondamentale sia quello per i Paesi europei di sedersi a pensare cosa vogliono promuovere nei Paesi dove ci sono le crisi. Non promuovere tra sei mesi per risolvere le battaglie in Siria o gli scontri in Libia, ma tra vent’anni, per avere un sistema che ponga fine a questo tipo di flussi