Giustizia, sì a riforma penale. Superare scontro ventennale tra opposti estremismi

La riforma del processo penale deve essere portata in fondo non solo perché contiene una serie di misure positive ma anche perché occorre finalmente superare uno stallo causato dagli opposti estremismi che hanno impedito in tutti questi anni qualsiasi dibattito sereno sui temi della giustizia.

Per questo abbiamo votato a favore della fiducia posta dal governo su questo provvedimento. Una fiducia espressa con disagio perché in materia penale sarebbe meglio evitare di ricorrere alla fiducia.

 

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Questa fiducia, tuttavia, è stata resa necessaria dall’esigenza di archiviare uno scontro  politico datato, che ha visto scontrarsi per vent’anni due fazioni contrapposte: da una parte i super garantisti che oggi ce l’hanno con la fiducia, ma che l’hanno usata in passato per approvare leggi ad personam, dall’altra i “manettari”, per i quali la durata dei processi è irrilevante. Siamo sicuri, che anche quelli del fronte “fine processo mai” guidati dai Cinque stelle, alla prima occasione in cui si parlerà della prescrizione su un esponente grillino tireranno fuori un regolamentino per potersene avvantaggiare.

Nel merito del provvedimento, apprezzabili sono le norme sulla giustizia riparativa, quelle sulla gestione delle indagini, sulle intercettazioni, che è stato il terreno di scontro privilegiato tra i due partiti contrapposti. Sulla disciplina dei trojan, che è positivo inserire, occorrono alcune correzioni, nello specifico sulla norma che affida a società esterne la gestione dei dati rilevati dai captatori informatici  e per prevedere l’obbligo di creare una documentazione su quanto fatto.

 

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Sul tema della prescrizione, sul quale ho anche presentato un progetto di legge, occorre agire contemperando due principi cardine: da un lato, l’imputato condannato non deve essere fatto uscire immediatamente per decorso della prescrizione, con casi che hanno determinato un oltraggio sociale evidente, dall’altro, la tutela dell’imputato e il suo diritto  a un processo di durata ragionevole.

In questo senso, però, è stato commesso un errore nel corso dell’esame al Senato modificando i termini, perché la commissione Fiorella aveva previsto due anni e un anno – due anni in appello e un anno in Cassazione – basandosi sulla durata media dei processi, non su criteri astratti.

Meno condivisibile è stata, invece, la scelta sul prolungamento della prescrizione in materia di corruzione.

Sempre in tema di prescrizione, ho presentato un ordine del giorno accolto come raccomandazione, per chiedere al governo di prevedere meccanismi di monitoraggio sull’andamento dei processi nei singoli uffici e di adottare iniziative per migliorare la performance dei vari tribunali, considerate anche le differenti procedure organizzative seguite e i diversi risultati ottenuti.

 

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Dopo la fiducia su questo provvedimento, il governo deve andare avanti nel percorso di riforme che un’interruzione anticipata della legislatura avrebbe bloccato. Adesso auspichiamo che il Governo metta la fiducia su un provvedimento, come quello sulla concorrenza, fondamentale per dare un segnale ai mercati e all’Europa e per favorire la crescita economica del Paese.