elezioni-politiche-4-marzo-640x383

Elezioni 2018, ma quante stupidaggini su ingovernabilità e Rosatellum

Come era scontato, le elezioni del 4 marzo hanno portato a una situazione di ingovernabilità. O, per meglio dire, non ha vinto nessuno. Da lunedì non leggiamo altro che commenti che attribuiscono questo risultato al Rosatellum.

In particolare, nel Movimento Cinquestelle, tutti, da Di Maio a Toninelli, vanno in giro a dire che questa situazione è colpa della legge approvata dagli “altri”, mentre loro erano contrari.

Effettivamente, Di Maio & co. hanno votato contro, ma si dimenticano di dire che loro erano per il proporzionale puro, che ovviamente avrebbe portato a una situazione ancora più ingovernabile, o, in subordine, per un proporzionale con premio di maggioranza alla lista capace di superare il 40%, che sarebbe stato un proporzionale puro perché nessuno ha superato la soglia.

La realtà è che in un sistema in cui si confrontano tre grandi blocchi, due dei quali (i più forti) hanno un radicamento territoriale totalmente diverso, è praticamente impossibile che una delle forze in campo arrivi alla maggioranza assoluta. Lo dimostra molto bene questo bellissimo articolo di YouTrend.

In una situazione politica come la nostra, per superare la tripartizione dei voti, l’unico sistema elettorale che potrebbe funzionare è quello con ballottaggio.

Il problema è che il ballottaggio tra le prime due liste, come quello dell’Italicum, è stato dichiarato incostituzionale, anche se non in via assoluta, visto che la Consulta ha detto che “quel” ballottaggio era incostituzionale, ma che il ballottaggio in sé non lo è. Ma chi avrebbe il coraggio oggi di proporre un nuovo tipo di ballottaggio, col rischio di vederselo nuovamente ammazzato dalla Corte Costituzionale?

L’altro tipo di ballottaggio, quello di collegio alla francese, da un lato non assicurerebbe il formarsi di maggioranze certe (sempre a causa della diversa collocazione territoriale di centrodestra e M5S) e dall’altro sarebbe, dal mio punto di vista, politicamente pericoloso, visto che gli elettorati moderati, di destra e di sinistra, non sembrano in Italia pronti a rinunciare alla propria posizione ideologica tradizionale per combattere il populismo.

In parole povere: gli elettori di Forza Italia, in un ballottaggio Pd-M5S tendono a votare M5S e lo stesso fanno quelli del Pd nei ballottaggi tra centrodestra e grillini. In questo contesto, a beneficiarne sarebbe sempre il Movimento. No grazie.