Diciotti: politicamente è un regalo a Salvini, ma lui mente per fifa

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Il processo a Salvini sulla Diciotti rischia di essere politicamente un regalo al Ministro, perché sui migranti buona parte dell’opinione pubblica è con lui (secondo un sondaggio, il 57% degli italiani è contro il processo).

Però una cosa è sicura: quando Salvini parla di “invasione di campo” da parte della magistratura su un atto “politico”, dice una panzana totale. Il ministro ha chiaramente una paura tremenda di essere giudicato.

Il Tribunale dei Ministri di Catania che ha chiesto l’autorizzazione a procedere (qui l’atto integrale http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1097913.pdf), contesta a Salvini di aver proibito agli uffici del suo Ministero, per otto giorni (dal 17 al 25 agosto del 2018), di rispondere alla richiesta della nave italiana Diciotti di indicare un POS (place of safety), il termine tecnico per definire il luogo dove portare 177 migranti salvati in mare il 16 agosto dello scorso anno. Secondo i giudici, essendo l’indicazione del POS un atto dovuto ai sensi delle Convenzioni Internazionali che vincolano l’Italia, il diniego di fornirlo da parte di Salvini, avrebbe integrato un sequestro di persona, avendo avuto l’effetto di bloccare illegittimamente i migranti per otto giorni a bordo della nave, in un caldo infernale e in condizioni sanitarie precarie.

Non entro nel merito della questione “sequestro sì-sequestro no”. Quello  spetta alla magistratura.

Il punto è un altro: Salvini dice che quella del Tribunale sarebbe un’invasione di campo, perché i suoi comportamenti rientrerebbero tra gli “atti politici”, per loro natura non sindacabili da parte della magistratura.

È totalmente falso. Come spiega bene la richiesta Tribunale di Catania (pagg. 43 e ss.), nel nostro sistema si considerano ”atti politici” insindacabili, solo le decisioni discrezionali, aventi effetti generali, che non incidono su un caso specifico e non ledono i diritti di persone determinate. Nel caso della Diciotti, invece, se i fatti fossero accertati, ci troveremmo di fronte a un atto dovuto e non discrezionale (l’indicazione del POS è imposta dalle convenzioni internazionali), lesivo dei diritti di specifici individui (i migranti bloccati sulla nave).

Gli atti politici non possono prevalere sui diritti fondamentali come la libertà personale. Salvini non aveva alcun potere “politico” di negare il POS e la magistratura ha quindi tutto il diritto di intervenire. Non c’è stata alcuna invasione di campo. E anche la difesa di Conte e di vari altri membri del Governo (oggi la Ministra Trenta) secondo i quali la decisione di Salvini sulla Diciotti sarebbe stata condivisa da tutto il Governo è una fandonia. Il Consiglio dei Ministri in quei giorni non si è mai riunito, se non per affrontare il caso del ponte Morandi.

Nonostante ciò, come ammette lo stesso Tribunale, il Senato potrà comunque negare l’autorizzazione, su basi strettamente politiche, se riterrà che il Ministro abbia agito “per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente  interesse pubblico nell’esercizio della funzione di Governo”.

E qui sarà interessante vedere cosa faranno i Cinquestelle, che da sempre sostengono che i politici vanno trattati come i normali cittadini e che ogni privilegio o immunità va abolito. Il Movimento ha già tradito quasi tutti i suoi (presunti) principi fondanti. Se dovesse votare contro l’autorizzazione a procedere, confermerebbe definitivamente di aver venduto l’anima per qualche poltrona.