CONFLITTO D’INTERESSI, UN SUCCESSO PER SCELTA CIVICA

Oggi la Commissione Affari Costituzionali che presiedo ha completato l’esame della proposta di legge sul conflitto di interessi proposta dai relatori Sanna (PD) e Sisto (FI), anche se scritta sostanzialmente dal relatore Sanna e dal Partito Democratico.

L’on. Sisto aveva infatti aderito alla proposta di testo riservandosi modifiche. Come potete vedere in seguito, sia lui che Forza Italia hanno in realtà rifiutato totalmente la proposta. La prossima settimana si va in aula.

La legge prevede, in sintesi:

l’incompatibilità con il Governo di qualsiasi carica pubblica o ruolo gestionale in aziende private, come già prevede la normativa attuale (legge Frattini)

l’obbligo di astensione dei membri di Governo sulle decisioni in conflitto di interessi, pena l’applicazione di sanzioni economiche pesanti, fermo il potere del Governo di revocare gli atti del titolare di carica in conflitto

– la possibilità per l’Autorità garante della concorrenza di imporre al membro del Governo l’affidamento fiduciario delle partecipazioni azionarie rilevanti in aziende di determinati settori (comunicazioni, editoria, credito, energia, difesa, opere pubbliche, pubblicità) o comunque tali da alterare la concorrenza

– alcune modifiche alle norme sull’ineleggibilità dei parlamentari.

COSA HA CHIESTO E OTTENUTO SCELTA CIVICA

Scelta Civica è stata da sempre favorevole alle norme sul conflitto. I nostri parlamentari sono gli unici che, quando si sono candidati, hanno firmato un impegno d’onore ad astenersi da voti in conflitto di interessi e a trasferire a un blind trust le partecipazioni azionarie che dessero origine a un conflitto nel caso di incarichi di Governo.

La proposta di legge iniziale andava nella decisione giusta. Conteneva però alcune norme che non ci piacevano, perché troppo invasive, un po’ troppo ispirate alla “tradizione” della sinistra del Partito Democratico e non sufficientemente tutelanti per le minoranze.

Fortunatamente, siamo riusciti a convincere il Partito Democratico ad accogliere molte delle nostre richieste e il testo finale è molto migliorato.

  • La nuova Antitrust

    La proposta iniziale prevedeva di mantenere il numero dei membri a 3, eletti due alla Camera e uno al Senato con voto in aula.

    Noi abbiamo invece chiesto di portare i membri da tre a cinque e proposto che a eleggere tutti i membri dell’authority fosse una commissione di 20 deputati e 10 senatori con la maggioranza dei due terzi, per due motivi: favorire una scelta in ambiente ristretto e con una discussione che consenta di valutare e discutere il curriculum dei candidati (cosa che con l’elezione in aula non avviene), e assicurare il coinvolgimento delle minoranze nella scelta.

    La soluzione adottata va esattamente nella direzione da noi indicata. I membri dell’autorità saranno 5, 3 eletti dalla Camera e 2 dal Senato. La votazione finale sarà in aula, ma potranno essere eletti solo candidati che siano inclusi in elenchi approvati dalle commissioni competenti di Camera e Senato con la maggioranza dei due terzi.

    Nessuno potrà quindi essere eletto, senza che la sua candidatura sia stata approvata dalle commissioni col coinvolgimento delle minoranze, previa analisi e discussione del suo cv, anche sotto il profilo dell’opportunità.
  • Meno conflitti tra poteri

    Il testo iniziale prevedeva la nullità del voto dato in conflitto di interessi dal membro di governo e l’annullabilità della relativa delibera collegiale.

    Una norma che rischiava di dare vita a contenziosi e impugnative persino sulle decisioni del conflitto dei ministri, con conseguenze istituzionali inaccettabili e con una chiara compromissione dell’ordine costituzionale.

    Scelta Civica ha insistito per eliminare questo tipo di approccio e prevedere invece come conseguenze una pesante sanzione economica per la persona in conflitto (pari almeno al doppio del vantaggio ottenuto) e il potere del Governo di revocare l’atto se contrario al pubblico interesse. Una soluzione ugualmente tutelante

  • Cause di ineleggibilità

    Il testo iniziale prevedeva l’ineleggibilità alla Camera e al Senato di persone che fossero titolari di un’impresa che svolgessero prevalentemente la propria attività in regime di autorizzazione, senza alcuna limitazione.

    Una norma assurda, che avrebbe escluso dal Parlamento anche persone con una piccolissima attività solo perché a questa si applicava una semplice autorizzazione amministrativa.

    Con un emendamento di Scelta Civica, la norma è stata corretta e l’ineleggibilità si applicherà solo ad alcuni casi particolari.

LE POSIZIONI DEGLI ALTRI PARTITI

Cosa voleva Forza Italia

Forza Italia, molto semplicemente, non voleva alcuna legge sul conflitto di interessi.
Lo dimostra il fatto che in commissione ha presentato emendamenti soppressivi su tutti gli articoli.
Renato Brunetta e i rappresentanti di FI in commissione hanno gridato alla pulizia etnica e contestato, tra l’altro:
– l’incompatibilità tra il ruolo di imprenditore e le cariche di Governo
– il fatto che un imprenditore agricolo non potrebbe fare il ministro della giustizia
– il fatto che non si preveda che il conflitto di interessi è escluso quando ci sia coincidenza tra interesse privato e interesse pubblico.
Peccato che la legge Frattini, su questi aspetti, sia identica alla proposta. Insomma, più che non volere una nuova legge, sognavano forse di eliminare la legge esistente, che si è dimostrata totalmente inefficace. Il tutto accusando di esterofilia chi chiedeva di introdurre in Italia una normativa che esiste in tutti i paesi civili.

Cosa voleva il Movimento Cinque Stelle

Ovviamente la visione dei grillini era opposta a quella di Forza Italia. Hanno presentato proposte estreme, di fatto basate sul principio “chi ha a che fare con qualcosa di importante o economicamente rilevante è meglio che non faccia politica”.

Alcuni esempi:
– non può andare al governo chi ha un fratello che fa l’amministratore di una società editoriale di qualsiasi dimensione
– non può andare in Parlamento un dirigente di un’azienda con più di 10 milioni di fatturato che abbia rapporti contrattuali con la PA di qualsiasi natura e dimensione
– non può andare in Parlamento chiunque faccia l’avvocato e assista imprese che lavorino “in ambito di interesse pubblico” (potrebbe includere l’avvocato che assiste una farmacia convenzionata)
– non può andare in Parlamento chi ha una qualsiasi funzione in un’associazione benefica che riceva contributi anche minimi dallo Stato.

E’ un approccio da rifiutare totalmente. Più vicino alla caccia alle streghe che alla prevenzione dei conflitti di interesse. Se fossero passati gli emendamenti M5S, sarebbe stata esclusa dalla vita politica una platea enorme, sulla base di una “presunzione di conflitto” di chiunque abbia a che fare con la PA, o anche solo svolto un’attività privata significativa.

I grandi assenti

NCD e Lega sono stati i grandi assenti. Nessun emendamento e nessuna partecipazione ai lavori.
Per quel che riguarda NCD, il sospetto è che, non sapendo da che parte starà alle prossime elezioni, abbia preferito non esporsi.
La Lega invece, ha deciso semplicemente di non fare uno sgarbo all’ex Cavaliere.

La Rassegna Stampa