L’oro del Colosseo, il nostro obiettivo: vederci chiaro nell’interesse di tutti

Viste le polemiche di questi giorni, voglio spiegare con precisione perché ho presentato un’interrogazione sul tema dei servizi aggiuntivi al Colosseo. Premetto che non si tratta in nessun modo di un attacco al Ministro Franceschini e al Sovrintendente Prosperetti, che hanno anzi dimostrato un’attenzione senza precedenti rispetto a questo tema.
Ma anche se voltare pagina è essenziale, non si può mettere una pietra tombale sul passato.

Reperire la documentazione, anche solo in parte, non è stato semplice, ma alla fine è stato proprio il Sovrintendente a fornirla e per questo lo ringrazio. Da questa emerge che nella concessione del 1997, mai modificata nei suoi contenuti essenziali dai successivi rinnovi, (e del resto non sarebbe stato possibile farlo in senso peggiorativo per l’amministrazione), prevede il diritto della Soprintendenza a percepire un canone fisso di Lire 300 milioni e una percentuale pari al 30,2% sul fatturato lordo realizzato nella gestione del servizio.

La concessione non contiene una definizione univoca e precisa di servizio. Si dice che forma oggetto del contratto il “servizio editoriale e di vendita riguardante le riproduzioni di beni culturali, la realizzazione di cataloghi e di materiale informativo” e che il servizio consiste “nell’esecuzione di quanto previsto nell’offerta” (non resa disponibile), che includeva, per espresso richiamo nella concessione, anche le attività collaterali come le audioguide.

Non risulta in concessione alcuna clausola che esenti tali attività collaterali dal pagamento del canone percentuale sul fatturato.

Abbiamo quindi chiesto al Ministero di chiarire per quale ragione il Ministero non abbia incassato il canone del 30.2% su tutti i servizi e se esistano documenti che giustifichino l’esenzione di alcuni servizi, come ha affermato Mondadori Electa nella sua replica di oggi su Repubblica.

Va poi detto che, esaminando i dati ufficiali del Ministero, che trovate raggruppati a questo link (http://www.statistica.beniculturali.it/Servizi_aggiuntivi.htm, selezionare l’anno e poi tavola 3 – dati disponibili dal 2001) si può vedere che su nessuna categoria di servizi il Ministero ha percepito il 30,2%. E questo aumenta i dubbi. Possibile che il canone previsto in concessione per il “servizio” non fosse applicabile a nessuna delle categorie usate nei dati ufficiali?

Infine, va ricordato che nel 2014 la Corte dei Conti ha bloccato delle richieste di aumento dei biglietti da parte della Sovrintendenza proprio perché non conformi alle percentuali previste dai contratti.

Anche sui rinnovi la situazione non è chiara. La concessione originaria prevedeva la possibilità di rinnovo per UN ulteriore quadriennio. Non due… E anche se la legge ne avesse consentiti due, il contratto prevedeva una cosa diversa.

Insomma, ripeto ancora una volta che nessuno vuole fare processi sommari o contestare le cifre fornite dal Ministero, o mettere in dubbio la serietà dei concessionari. Altri ci stanno provando, prendendo spunto dalla mia interrogazione, in qualche caso facendo persino confusione tra aggio sui biglietti e servizi aggiuntivi. Noi non puntiamo a creare il caso. Noi vogliamo solo vederci chiaro.