Capisco i dubbi sul listone di Calenda, ma dico no al listino “ecologista”

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All’interno di +Europa si discute molto di come il nostro partito dovrebbe presentarsi alle prossime elezioni europee: da soli? Nel listone degli europeisti proposto da Calenda? In una lista di matrice ecologista con i Verdi e Italia in Comune di Pizzarotti? Io la vedo così…

Sul listone di Calenda, il segretario Della Vedova, in un pezzo pubblicato ieri, si è riservato ogni valutazione, sottoscrivendone sostanzialmente il merito, ma sollevando perplessità “perché fare una cosa con il Pd significa fare una cosa del Pd”.

Condivido. Calenda propone una lista in cui la presenza dei candidati Pd sia limitata, e in cui siano presenti, anche tra i capolista, molti candidati non Pd, con adeguata visibilità mediatica e reali chance di essere eletti. Ma il rischio che il Pd tenti di monopolizzare lista ed eletti è concreto e lo stesso Calenda ne è consapevole. Credo anche, tuttavia, che sarebbe il primo a rifiutarsi di fare da frontman per una lista che sia solo un maquillage del Pd.

Vedremo. Ma non sottraiamoci al confronto, perché se la lista unica nascesse nella forma disegnata da Calenda, andare da soli potrebbe essere rischioso per noi (“voto utile” e sovrapponibilità dell’elettorato di +Europa e di quello di Calenda ci danneggerebbero) e dannoso per il paese, perché mancare la soglia del 4% sarebbe un regalo ai sovranisti. Tenere aperto il dialogo renderebbe anche più facile, nel caso in cui la lista unica fallisse per colpa del Pd, coinvolgere Calenda e chi lo sostiene in un nuovo progetto, distinto dal Pd, di matrice liberaldemocratica. Dire di no “a prescindere” ci precluderebbe di fatto quella strada.

Sulla lista “ecologista”, ho una visione più semplice: non ha alcun senso, soprattutto per ciò che riguarda i verdi.

Come ha ben sottolineato sempre Della Vedova, le distanze politiche e culturali sono enormi, persino sulla tutela dell’ambiente. Basti pensare alle posizioni tenute su TAV e TAP. Per stare insieme non può bastare essere preoccupati del cambiamento climatico, bisogna condividere un programma e un’identità. E se invece si vuole rinunciare a un pezzo d’identità in nome di una coalizione più grande, allora non ha senso opporsi al listone di Calenda per costruire una listina con il solo obiettivo del 4%, che non può e non deve guidarci.

Lo dico chiaramente: se devo fare il portatore di voti a favore di qualcun altro, preferisco darli a Calenda, Gentiloni e persino a Zingaretti, piuttosto che ad Angelo Bonelli & co.

Molti oggi dicono: andando nel listone, +Europa rinuncerebbe alla propria identità. È vero. Ma solo in parte.

Se la lista unica – fatta come Dio comanda, con nostri candidati tra i capolista e ben visibili in campagna elettorale – ottenesse un buon risultato alle elezioni europee, potremmo intestarcelo anche dopo, alle politiche, quando tutti i partiti torneranno, necessariamente, a “ballare da soli”. Al contrario, andare da soli contro il listone di Calenda e mancare la soglia sarebbe un segno di debolezza a mio giudizio difficilmente recuperabile.

Insomma, aspettiamo. Vediamo cosa riesce a combinare Calenda sulla qualità del listone e poi decidiamo. Ma nel frattempo evitiamo di imbarcarci in improbabili minicoalizioni con movimenti che sono più a sinistra e più lontane da noi di quel Pd che ci fa (giustamente) storcere il naso.