Brexit, l’Italia faccia sentire forte sua voce europeista. Dal M5S solo favole

Nel negoziato con il Regno Unito per l’uscita dalla U.E. dopo il risultato del referendum dello scorso giugno, il nostro Governo deve schierarsi per una trattativa ispirata ad amicizia, come deve essere con un partner storico, al quale ci accomunano centinaia di anni di storia, ma anche a fermezza, necessaria per affrontare le sfide commerciali dei prossimi anni e per salvaguardare il futuro dell’integrazione europea.

IL TESTO INTEGRALE DEL MIO INTERVENTO IN AULA ALLA CAMERA

Altrettanto importante sarà lavorare per cambiare quelle cose che in Europa non vanno. Come Civici e Innovatori, chiediamo al Governo di andare in Europa per discutere le modifiche all’attuale sistema europeo, per rilanciare gli investimenti, la crescita, per rivedere le regole che hanno dimostrato di non funzionare sul bail-in.

Tutta questa discussione va, però, sempre condotta a partire da una netta e irremovibile posizione europeista. Noi siamo per lavorare dentro l’Europa e per restarci, senza fare ragionamenti di altro tipo.

Il video del mio intervento nel dibattito in vista del Consiglio Europeo del 29 aprile

Le posizioni di alcuni partiti, a partire dal M5S, sono al limite della schizofrenia. Si citano le previsioni sulla Brexit, fatte dal governo inglese che l’uscita dall’UE l’ha voluta, ma ci si dimentica di considerare gli ultimi dati che sono, invece, tutti negativi, dall’aumento dell’inflazione e del deficit alla diminuzione dei redditi reali, dei consumi e dei risparmi.

Se poi si considerano anche le posizioni dei grillini sul programma Target-2 della Bce o su un’ eventuale uscita dall’euro si sfiora il ridicolo.

Dire “diamo la parola ai cittadini”, infatti, senza minimamente considerare problemi come la fuga di capitali all’annuncio del referendum, o senza spiegare come si ripagano i debiti delle aziende italiane che hanno emesso obbligazioni in euro, significa raccontare favole senza sapere nemmeno come funziona il sistema europeo.