324331-soldi-banche-risparmi-725x520

Banche, sì alla commissione d’inchiesta, no alla gogna per gli imprenditori

Oggi alla Camera mozioni in materia di crisi bancaria. Il gruppo di Civici e Innovatori ha presentato una sua proposta accolta dal governo. Puoi leggerla integralmente qui 
Nei casi di crisi bancaria,  gli interventi statali, che noi non vorremmo, vengono fatti per tutelare il contribuente, non soltanto per tutelare il risparmiatore.

Quindi pensiamo ad una grande attenzione nell’investimento del denaro pubblico, ad una grande attenzione sulle cause che hanno portato all’utilizzo del denaro pubblico e quindi diciamo sì alla Commissione di inchiesta

Vogliamo una commissione di inchiesta per accertare responsabilità e cause della crisi bancaria. In quel contesto si potrà fare trasparenza anche sui debitori che hanno contribuito a peggiorare la crisi.

Siamo però contrari a norme generiche che, al di fuori di un’analisi approfondita, mettano alla gogna gli imprenditori per il solo fatto di essere insolventi o in ritardo con i pagamenti. In questo modo si rischia di allontanare l’attenzione da chi ha prestato i soldi imprudentemente e da coloro che non hanno vigilato.

Questi i punti principali su cui abbiamo impegnato il governo:

1) promuovere in Europa ogni iniziativa per realizzare il terzo pilastro dell’unione bancaria e in particolare l’introduzione di un sistema comune di garanzia dei depositi;

2) promuovere, in Europa e in Italia, l‘introduzione di disposizioni più efficaci per evitare conflitti di interesse e, in particolare, limitare più severamente le operazioni che hanno come effetto sostanziale di addossare sulla clientela le passività degli istituti bancari;

3) la possibilità per lo Stato diventato azionista di promuovere sempre l’azione di responsabilità contro gli amministratori per conto della società indipendentemente da quello che vota l’assemblea;

4) divieto di liquidare stock option, bonus e compensi variabili agli amministratori delle banche che ottengono sostegno statale prima che sia stato recuperato quanto erogato;

5) inefficacia dei “compensi paracadute” degli amministratori revocati o dimissionati delle banche in cui lo Stato è intervenuto.